Gazzetta di Modena

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Il gruppo scout Parados tra i migranti minorenni

di Maria Pettinato
Il gruppo scout Parados tra i migranti minorenni

Esperienza a Reggio Calabria: «Un viaggio per conoscere e da raccontare» Il medico Romeo: «Hanno fatto 1500 chilometri, sono stati in gamba»

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Nel mondo sono 244 milioni i migranti. Di questi, 73 milioni sono costretti a lasciare le proprie abitazioni e abbandonare, talvolta, le proprie famiglie a seguito di conflitti e violenze oppure a causa di disastri naturali o tecnologici. Il cosiddetto fenomeno dei “barconi” che approdano in Italia, ora più che mai, è una costante e non tutti sanno cosa vuol dire lavorare in un centro accoglienza profughi, a stretto contatto con una realtà che il più delle volte spaventa.

Lo sa bene, invece, il clan Parados del gruppo scout Sassuolo 3 che, coraggiosamente, l’estate scorsa ha preso un’importante decisione, quella di partire alla volta di Reggio Calabria. «In agosto - racconta Elena Prampolini, una delle ragazze del clan Parados - abbiamo deciso di fare la “route”, un campo di servizio a Reggio Calabria dove siamo stati ospitati da un gruppo di frati. Durante quel periodo, al mattino, abbiamo intrapreso un percorso di formazione con delle testimonianze mentre il pomeriggio prestavamo servizio in un centro di prima accoglienza per ragazzi minorenni».

Una volta tornato a casa, tuttavia, il gruppo ha capito che un’esperienza di questo tipo, che non tutti farebbero e non tutti troverebbero il coraggio di fare, doveva essere raccontata, non solo per far conoscere anche ad una piccola città come Sassuolo la realtà che vivono le persone che lavorano in questi centri di prima accoglienza, ma anche e soprattutto per lanciare un’importante messaggio, quello secondo cui l’unico modo per combattere la paura è la conoscenza.

Il clan Parados quindi ha organizzato una serata particolarmente suggestiva dal titolo “Con occhi nuovi” nella sala polivalente don Magnani dell’oratorio Don Bosco dove grazie anche alle testimonianze in prima persona di Angela Bruna Labate, referente del coordinamento ecclesiastico sbarchi, Vincenzo Romeo, medico addetto agli sbarchi e Fabio Siclari, capo scout del settore Protezione Civile zona “Terra del Bergamotto”, sono stati riportati racconti di accoglienza, un modo anche per sfatare il mito secondo cui i profughi arrivano nel nostro paese solo per rubare il lavoro agli italiani.

«Uno Stato - ha spiegato Vincenzo Romeo - che dà ai suoi cittadini la libertà di poter costruire un pensiero è veramente uno stato democratico. Questi ragazzi hanno fatto 1500 chilometri per poter costruire un pensiero, sono stati in gamba perché hanno deciso di partire per conoscere, per capire, per arrivare in un posto e dire “ecco, questa è la verità, perché la sto vedendo”. Quello che non tutti sanno e che i telegiornali non dicono è che tutti i giorni si verifica almeno uno sbarco. Le migrazioni si ripetono nel corso della storia, durano anni e determinano cambiamenti storici e geografici».

Un progetto, quello del clan Parados, che sta tuttora continuando grazie alla coop “Caleidos” che offre ai ragazzi ancora molti spunti di riflessione su profughi e accoglienza.

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