Speranza di vita, a Modena si vive più a lungo: 83 anni e 342 giorni
Speranza di vita alla nascita: per Modena 83 anni e 342 giorni, tra le prime città in Italia, sopra la media nazionale, sopra la media del Nord Italia, sopra la media regionale. L’assessore Urbelli: «Prevenzione e assistenza per invecchiare sempre meglio, l’inquinamento non ci aiuta»
MODENA Speranza di vita alla nascita: per Modena 83 anni e 342 giorni, tra le prime città in Italia, sopra la media nazionale, sopra la media del Nord Italia, sopra la media regionale. Per Modena un bel risultato da ricercare non solo in ottica sanitaria ma di sistema welfare: «La buona posizione in cui si colloca Modena nell’indagine dell’Osservatorio nazionale della salute - spiega l’assessore al welfare Giuliana Urbelli - rappresenta una conferma della qualità del sistema socio-sanitario regionale e, in quel contesto, del territorio modenese. Funziona la diagnosi e la cura, con strutture di altissimo livello, ma funziona soprattutto l’attività di prevenzione e di promozione di sani stili di vita che si sviluppa nelle diverse fasce di età della popolazione».
La prevenzione è uno degli aspetti principali: «Così come ci si rivolge ai giovani e agli adolescenti su temi come il contrasto all’abuso di sostanze e comportamenti devianti, spesso causa di patologie fisiche e psichiche, si arriva fino alle attività che favoriscono l’invecchiamento attivo con attenzione, per esempio, alla socializzazione e all’allenamento della memoria per rallentare le patologie della demenza. Sono le caratteristiche di fondo di un sistema integrato socio-sanitario che programma prevenzione, diagnosi, presa in carico e cura».
A Modena si vive bene, è ancora così, certo fa effetto dirlo quando ogni “due per tre” gli indicatori ci ricordano l’aria che respiriamo: «In una realtà certo non favorita dalle condizioni geografiche che determinano livello di inquinamento molto alti, proprio l’attività di prevenzione risulta assolutamente strategica e i programmi di screening (dalla mammografia al colon del retto, solo per fare due esempi) sono una delle eccellenze del nostro servizio sanitario pubblico. C’è poi un dato “trasversale” che può rappresentare il livello di eccellenza raggiunto: l’alta propensione al dono da parte dei modenesi. Sia per le donazioni di sangue che per quelle di midollo. Non indica solo il livello della solidarietà, ma significa anche che siamo una popolazione educata alla salute, la nostra e quella degli altri».
Migliorare si può. Sempre. Come? «Su un punto - prosegue l’assessore Urbelli - è necessario continuare a mantenere alta l’attenzione: nonostante i programmi i sanitari e la promozione dell’attività fisica, non cala l’indice di obesità infantile che rimane un indicatore significativo per possibili patologie. Con una speranza di vita che a Modena ormai supera gli 83 anni, è necessario uno sguardo strategico rivolto al futuro: una comunità che invecchia deve poterlo fare al meglio. Insieme alle attività per favorire l’invecchiamento attivo e i sani stili di vita, è necessario investire anche sulla presa in carico strutturata. E’ per questo che, accanto a un aumento di risorse e attività a sostegno della domiciliarità (un esempio è il servizio AModo aperto lo scorso settembre), abbiamo sostenuto il progetto per aumentare i posti in strutture per non autosufficienti. Il Consiglio comunale ha approvato prima di Natale le linee programmatiche per il potenziamento dell’offerta di Case residenza per anziani con l’obiettivo di aggiungere 230 posti in città realizzando anche una nuova sede per i 70 posti del Ramazzini in modo da poter coprire un fabbisogno che è in costante crescita rafforzando al contempo un modello di welfare mix insieme ai privati». (d.b.)
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