«Su Ostetricia si deve cambiare idea: errore chiuderlo»
La vicenda del bimbo nato in auto ha portato diversi schieramenti politici in corsa alle elezioni del 4 marzo a chiedere un ripensamento della chiusura del punto nascite di Pavullo. «Ancora una donna...
La vicenda del bimbo nato in auto ha portato diversi schieramenti politici in corsa alle elezioni del 4 marzo a chiedere un ripensamento della chiusura del punto nascite di Pavullo. «Ancora una donna in travaglio spostata come un pacco dall’ospedale di Pavullo a Sassuolo – notano i 5 Stelle Michele Dell'Orco e Claudio Brandoli - questi viaggi in ambulanza sono una corsa contro il tempo e possono anche aumentare il rischio, senza considerare i pericoli stradali. Non possiamo accettare che in un Paese che si dice civile la sanità sia gestita così». Appoggiando l'istanza al Ministero per il riesame della deroga promossa dai comitati, i due notano che «la riorganizzazione della rete ospedaliera della Regione sta trattando l’Appennino come territorio marginale abitato da cittadini di serie B, con scarsi servizi di base e senza un serio piano emergenze sanitarie. L’ospedale di Pavullo in questo quadro tracciato dai nostri amministratori regionali, con la complicità del ministro Lorenzin, rischia di arrivare allo smantellamento». «E’ inaccettabile costringere donne alla soglia del parto a percorrere di corsa 70 chilometri per raggiungere l’ospedale attrezzato più vicino. L’episodio della mamma che ha partorito è l’ennesimo monito» sottolineano Stefano Corti, candidato centrodestra all’uninominale per il Senato e Cristina Girotti Zirotti, candidata per la Lega al plurinominale per il Senato. I due chiedono «che sia autorizzata la deroga, precedentemente negata, per il mantenimento e il potenziamento del punto nascite. Non vorremmo dover assistere ad altri casi senza lieto fine. Che il Pd e il ministro Lorenzin ascoltino e ne riconoscano la vitale importanza». In Regione, Forza Italia ha presentato un'interrogazione in cui chiede se sia stato messo in atto un piano straordinario di assistenza e di emergenza per le donne gravide residenti nelle zone di montagna. E se il caso in questione non motivi la giunta regionale «a ritornare sui propri passi e riaprire i tre punti nascita, scongiurando così rischi per la salute e per la vita delle partorienti e dei nascituri». I candidati di Liberi e Uguali (Paolo Trande, Diego Capponi, Maria Cecilia Guerra, Alessandra Di Bartolomeo, Cinzia Cornia, Lorenzo Campana e Cesare Galantini) evidenziano come la chiusura del punto nascite sia avvenuta, «fuori da un contesto di riorganizzazione generale, provinciale». Per loro il parto in ambulanza «è l’evidenza che un problema esiste e va affrontato in un contesto di riorganizzazione e ridefinizione dei percorsi,almeno su base provinciale. E’ del tutto plausibile e condivisibile la richiesta di riesame».
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