Albareto, l'addio a Giuseppe Di Guardo: «Ci mancherà sempre il tuo sorriso»
L’addio a Giuseppe Di Guardo il motociclista tragicamente deceduto a 41 anni in un incidente ad Albareto. Tantissime le persone che non sono volute mancare al suo funerale
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MODENA. Un applauso, venuto dal cuore dei tanti amici, parenti, colleghi e persone che hanno avuto la fortuna di conoscere il suo sorriso, la sua bonaria disponibilità che nasceva, come hanno ricordato in tanti, dalla sua innata generosità. Poi la moglie Alessia ha abbracciato la bara del suo Giuseppe Di Guardo mentre a lato dell’auto funebre una moto rossa ha fatto sentire il suo ruggito, in onore del centauro le cui foto ricordo erano affisse sulla parte anteriore della motocicletta. Un centinaio di persone addolorate, ieri mattina, hanno gremito la chiesa del Policlinico, accanto alla e camere ardenti; era l’addio, l’ultimo saluto al 41enne che venerdì scorso ha perso la vita a pochi metri da casa, percorrendo via della Quercia, ad Albereto, in sella alla sua potente Ducati 999. Giuseppe Di Guardo aveva sistemato la sua moto, di cui andava fiero ed orgoglioso, ma che non aveva mai cavalcato con imprudenza, sprezzando limiti e codici. Anzi, chi lo conosceva ha sempre sottolineato il suo guidare pacato e tranquillo.
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Aveva sistemato la moto perché, con l’arrivo della bella stagione, l’avrebbe usata lasciando alla moglie l’auto per andare a lavorare. Aveva anche lavato la moto e, forse quando ancora non era asciutta del tutto, verso le 16 di venerdì aveva voluto fare un giro di prova attorno a casa. Alla prima curva, quella dove c’è il parcheggio della zona della polisportiva, la moto non ha risposto ai comandi. Forse i freni bagnati non hanno reagito, una distrazione, una terribile fatalità: la moto si è come sdraiata, è andata dritta contro il cordolo del parcheggio, dell’aiuola che separa le zone di sosta e lui l’ha seguita, sbattendo il capo e morendo sul colpo. Non aveva il casco: era nel cortile di casa, non era vestito da moto, voleva solo fare un giro di prova, pochi metri. Giuseppe , originario della Sicilia, da oltre dieci anni era in forza alla cooperativa Gulliver, era il manutentore, il fac totum della struttura in via Guicciardini. la chiesa era gremita di tanti colleghi, ancora increduli di fronte a questa tragedia.
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Toccante, fra gli altri ricordi, quello che tramite un’operatrice della struttura, gli anziani hanno voluto esprimere: «Sei sempre stato il nostro figlio, quante volte ci hai portato in giro, ci hai fatto compagnia, hai risposto alle nostre richieste e dato ascolto a chi, come noi, avevamo soltanto bisogno di quello, di un po’ di generosità e umanità che tu, Giuseppe, con il tuo sorriso e la tua bontà, ci hai sempre regalato».
Stefano Totaro
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