Megale non diffamò Caselli «Era solo critica politica»
Il giudice archivia del tutto la querela dell’ex sindaco contro l’avversario del Pd che in consiglio lo accusò di saper poco di legge. «Non c’è offesa alla sua dignità»
«Il sindaco di legge non ne capisce più di tanto. Prima di sputtanare una persona con una denuncia...» La frase è interrotta dall’allora sindaco Luca Caselli che rimprovera con forza chi la sta pronunciando: il consigliere Pd Giuseppe Megale, suo oppositore. Si sente offeso nella sua dignità professionale: è avvocato. E in aula sono presenti anche alcuni suoi clienti che indica.
L’ acceso battibecco in Consiglio comunale, tutto registrato su supporto informatico sonoro, è avvenuto a Sassuolo la sera del 24 marzo 2013 e ha lasciato un marchio a fuoco sull’onore di Caselli che ha poi sporto querela per diffamazione contro Megale, difeso dall’avvocato Giorgio Pighi. L’accusa pronunciata da Megale, sicuramente sarcastica, si riferiva al fresco decreto di archiviazione sulle gravi accuse che Caselli aveva mosso con un esposto contro il suo predecessore e avversario Graziano Pattuzzi. L’indagine sulla sua querela è terminata nell’ottobre 2015 con una richiesta di archiviazione ma a Caselli non stava bene e così è ricorso all’opposizione alla richiesta di archviazione portando il suo caso davanti al gip Barbara Malvasi che nei giorni scorsi ha preso le carte e si è riservata di decidere.
Ma il decreto del giudice Malvasi non è stato a lui favorevole. Anzi. Megale è stato assolto con una motivazione piuttosto severa in favore della libertà di critica politica. Secondo il giudice quella frase che Caselli ha ritenuto tanto denigratoria è invece «espressione del diritto di critica rivolto all’operato dell’avversario politico, rispondente al requisito di continenza in quanto le espressioni usate da Megale sono consistite in una censura, semmai poco urbana, al comportamento di Caselli (per l’aver denunciato l’ex sindaco avversario come mezzo di lotta politica, ndr) e non invece a una denigrazione della persona in presenza di altri. Censura mossa in ambito politico qual’è l’adunanza del Consiglio comunale ambito nel quale sono ammessi anche toni più pungenti».
L’attacco era sarcastico e un po’ volgare, d’accordo, ma rientrava nei limiti delle facoltà del politico. «Per questo - si legge nel decreto di archiviazione - non si è verificata alcuna offesa alla dignità personale, morale e professionale di Caselli, senza alcun abuso del diritto di cronaca politica né travalicamento dei limiti della civile convivenza con argomentazioni offensive della altrui persona». Per questo motivo il giudice non ritiene che questa querela sia meritevole di altre indagini. Non solo per i motivi esposti ma anche «perché nella indicazione dei temi di indagine e dei relativi elementi dotati del carattere della novità» non c’è nulla che possa cambiare la tesi del pm. E oltretutto, aggiunge, sarebbe inutile, come chiede Caselli, chiamare a testimoniare i clienti dell’avvocato allora sindaco che erano presenti quella sera in Consiglio comunale: non c’è stata offesa. Inoltre è perfettamente noto che la professione dell’ex sindaco è l’avvocato.
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