Secchia, lite Wwf-Regione
Gli ambientalisti vogliono il Parco, ma si va verso il “Paesaggio protetto”
È rottura tra gli ambientalisti e l’Ente regionale Parchi Emilia Centrale sulla proposta di realizzazione di un’area naturalistica di tutela, lungo il fiume Secchia, dalla traversa di Castellarano fino al fiume Po. Il nodo del contendere è la forma che si vorrà dare a quest’are: parco regionale, secondo Wwf e Università Verde, più stringente in termini di vincoli allo sfruttamento delle risorse naturali (escavazioni, edificabilità eccetera); “paesaggio naturale e semi-naturale protetto”, dice invece l’Ente parchi.
Del progetto di un parco, il cui cuore è la riserva delle casse di espansione in territorio rubierese, si parla ormai da decenni ed è divenuto quasi una leggenda tra gli appassionati naturalisti. Alla domanda se ci sia o no la volontà di procedere, una risposta la dà l’incontro convocato dall’Ente parchi, cui erano invitate le associazioni ambientaliste, che si è tenuto lunedì sera alla Corte Ospitale. Ma l’oggetto della convocazione riguardava proprio un “percorso metodologico per la costituzione del paesaggio naturale e semi-naturale protetto del medio e basso corso del fiume Secchia”. Una forma, quella che per sintesi definiamo del “Paesaggio”, previsto da una legge regionale (la 6 del 2005) che non piace affatto al Wwf Emilia Centrale, al Wwf Reggio Emilia e all’Università Verde, che firmano in proposito una lettera aperta al fulmicotone indirizzata al presidente e al direttore dell’Ente Parchi Emilia Centrale con sede a Modena: «E alla fine la montagna partorì il topolino», è il titolo. Quella del “Paesaggio” è una «assurda e fumosa perdita di tempo e di risorse ambientali», tuona il Wwf.
«È una scelta dettata dalla mancanza di coraggio politico e amministrativo – rincara la dose Gioacchino Pedrazzoli, tra i firmatari del Wwf –. Alla fine di un percorso iniziato nel 1989, che sembrava finalmente in dirittura d’arrivo con la costituzione di un parco regionale che collegasse il territorio dal crinale fino al Po, emerge l’intenzione di istituire qualcosa di ben diverso, anche in termini operativi e progettuali». Non si tratta tanto dell’area interessata: «Alla fine in linea di massima – spiega Pedrazzoli – il progetto, comunque sia formulato, riguarderà lo stesso territorio». E tra parco e paesaggio la differenza è sostanziale. Ma, secondo altri, lo è anche dal punto di vista del percorso fondativo: motivo per cui, tra il non avere un parco e avere il paesaggio, la seconda è la scelta migliore. Proprio oggi sono previsti ulteriori incontri con l’Ente parco in due dei tre Comuni reggiani interessati. Il tema è destinato a fare discutere ancora.
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