Elezioni, Gorrieri (Insieme): «Coalizione col Pd inesistente»
Una cosa la promette con grande convinzione: il 5 marzo loro saranno ancora lì, per costruire quel centrosinistra unito (e possibilmente vincente) di stampo ulivista. Anche perché quel processo, pur...
Una cosa la promette con grande convinzione: il 5 marzo loro saranno ancora lì, per costruire quel centrosinistra unito (e possibilmente vincente) di stampo ulivista. Anche perché quel processo, pur essendo iniziato, fa una certa fatica a decollare. Claudio Gorrieri, consulente aziendale e figlio del sindacalista e parlamentare Ermanno, è candidato alla Camera per “Insieme”, la formazione legata a Romano Prodi e alleata del Pd, nel listino di Modena e Ferrara alle elezioni del 4 marzo. E proprio dalla coalizione parte il suo ragionamento in vista del voto.
Gorrieri, come sta andando la campagna con gli alleati?
«Beh, io vedo una sinistra molto masochista, perché anche dopo la separazione con Leu, il Pd si è chiuso come fosse in un fortino invece di lavorare per la coalizione. La logica, insomma, sembra quella di cercare di “tenere” e non perdere punti percentuali più che quella di lavorare in coalizione per guadagnare voti: sembra quasi che il Pd preferisca prendere il 19% da solo che il 25 in coalizione… mi sembra un atteggiamento molto miope, e la cosa vale sia a livello nazionale che a Modena, anche se qualche eccezione c’è».
Eppure a Modena qualche iniziativa insieme agli alleati l’avete fatta…
«Ne abbiamo fatte due: una con me e Fassino, l’altra per un dibattito in Confcommercio, poi più nulla. Anche perché i democratici sembrano più preoccupati di correre in polisportiva o nei circoli per paura di perdere i voti consolidati che di organizzare iniziative altrove per conquistare consensi “nuovi”. Del resto, noi non abbiamo certo intenzione di rubare voti al Pd: piuttosto, puntiamo a conquistare i delusi dai democratici e quelli che avevano votato l’Ulivo e sono orfani di quella esperienza».
L’atteggiamento del Pd è lo stesso nei confronti degli altri alleati?
«No, perché nei confronti della Bonino non vedo l’atteggiamento di “fastidio” che hanno nei nostri confronti. Forse perché si tratta di un alleato meno ingombrante rispetto al processo di ricomposizione della sinistra. Anche i sondaggi in qualche caso sono stati usati contro di noi, per dire che siamo solo una “lista civetta”: in realtà, al di là del risultato del 4 marzo, noi il giorno dopo saremo ancora qui a lavorare per una sinistra unita, che finora abbiamo sperimentato solo con Prodi. Per ora possiamo dire che in campagna elettorale la coalizione non è esistita, con un’operazione masochistica che parte dall’assunto che la sinistra è perdente, e quindi si corre ai ripari per limitare i danni».
Campagna a parte, tra i punti centrali del vostro programma c’è un forte sostegno al welfare.
«Sì, perché lotta alla povertà e alla diseguaglianza sono elementi che differenziano ancora la sinistra dalla destra. Per questo, chiediamo un forte sostegno alle famiglie in difficoltà, partendo dall’unificazione di assegni e detrazioni che dovranno essere erogati in maniera diretta, mentre la “flat tax” è esattamente il contrario di quello che serve in questo momento».
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