Pazienti al centro del progetto con il nuovo protocollo Eras
Si chiama protocollo Eras, acronimo che sta per “Enhanced Recovery After Surgery!, ovvero miglior recupero dopo un intervento chirurgico. Non è una novità - è stato un chirurgo danese a mettere a...
Si chiama protocollo Eras, acronimo che sta per “Enhanced Recovery After Surgery!, ovvero miglior recupero dopo un intervento chirurgico. Non è una novità - è stato un chirurgo danese a mettere a punto i vari iter nei primi anni ’90 - ma solo lentamente ha preso piede negli Usa e in diversi Paesi europei, mentre con fatica si è fatto strada in Italia. Eppure il suo obiettivo, quello di garantire al paziente un ritorno precoce e sicuro alle proprie attività quotidiane dopo un intervento, è comprovato da evidenze scientifiche.
Il reparto di Chirurgia generale dell’ospedale Ramazzini è uno dei pochi in Italia ad applicarlo - e con successo - dal 16 novembre, grazie alla volontà del direttore del reparto, il dottor Michele Varoli. «Dalla data della sua adozione - spiega - abbiamo trattato una ventina di pazienti e già constatato risultati straordinariamente importanti. Il protocollo, qui da noi, è dedicato ai malati che vengono operati per neoplasie del colon e del retto, anche se nasce per una chirurgia aperta, non solo laparoscopica, destinata a parti del corpo anche differenti. Non si tratta di una tecnica chirurgica: piuttosto, di un modo diverso di condurre il paziente all’intervento, occupandosi di lui sotto diversi aspetti e durante tutto il periodo che precede, sta e segue l’intervento. Uno degli aspetti innovativi è la visita collegiale pre operatoria dove il chirurgo, l’anestesista, il nutrizionista e l’infermiere di reparto (a breve anche lo psicologo) incontrano tutti insieme il malato, accompagnato dai parenti o dal care giver: gli diamo compiti da svolgere prima del ricovero, gli facciamo conoscere il reparto in modo approfondito, l’infermiere si rende conto di chi ha di fronte e di quali siano le sue esigenze».
Un altro aspetto fondamentale del protocollo risiede nelle tecniche anestesiologiche adoperate, diverse da quelle usate in precedenza. «È soprattutto il controllo del dolore a venire gestito differentemente - continua Varoli - È necessario che il paziente abbia una terapia del dolore molto efficace, sia durante che dopo l’operazione: per questo si fa uso di anestesie con tecnica spinale, di morfinici in quantità ridotta, di una quantità minore di liquidi».
Anche dopo intervento è tutto diverso. I malati si alzano il giorno stesso, a cinque ore dall’operazione. «Le nuove tecniche nel controllo del dolore rendono possibili performance prima impossibili - afferma Varoli - Il paziente mangia e beve il giorno stesso. Da tutto questo, spesso deriva una degenza più breve, il che è un valore aggiunto, ma non il nostro scopo principale, che rimane il recupero del malato».
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