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Pazienti al centro del progetto con il nuovo protocollo Eras

di Valeria Cammarota
Pazienti al centro del progetto con il nuovo protocollo Eras

Si chiama protocollo Eras, acronimo che sta per “Enhanced Recovery After Surgery!, ovvero miglior recupero dopo un intervento chirurgico. Non è una novità - è stato un chirurgo danese a mettere a...

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Si chiama protocollo Eras, acronimo che sta per “Enhanced Recovery After Surgery!, ovvero miglior recupero dopo un intervento chirurgico. Non è una novità - è stato un chirurgo danese a mettere a punto i vari iter nei primi anni ’90 - ma solo lentamente ha preso piede negli Usa e in diversi Paesi europei, mentre con fatica si è fatto strada in Italia. Eppure il suo obiettivo, quello di garantire al paziente un ritorno precoce e sicuro alle proprie attività quotidiane dopo un intervento, è comprovato da evidenze scientifiche.

Il reparto di Chirurgia generale dell’ospedale Ramazzini è uno dei pochi in Italia ad applicarlo - e con successo - dal 16 novembre, grazie alla volontà del direttore del reparto, il dottor Michele Varoli. «Dalla data della sua adozione - spiega - abbiamo trattato una ventina di pazienti e già constatato risultati straordinariamente importanti. Il protocollo, qui da noi, è dedicato ai malati che vengono operati per neoplasie del colon e del retto, anche se nasce per una chirurgia aperta, non solo laparoscopica, destinata a parti del corpo anche differenti. Non si tratta di una tecnica chirurgica: piuttosto, di un modo diverso di condurre il paziente all’intervento, occupandosi di lui sotto diversi aspetti e durante tutto il periodo che precede, sta e segue l’intervento. Uno degli aspetti innovativi è la visita collegiale pre operatoria dove il chirurgo, l’anestesista, il nutrizionista e l’infermiere di reparto (a breve anche lo psicologo) incontrano tutti insieme il malato, accompagnato dai parenti o dal care giver: gli diamo compiti da svolgere prima del ricovero, gli facciamo conoscere il reparto in modo approfondito, l’infermiere si rende conto di chi ha di fronte e di quali siano le sue esigenze».

Un altro aspetto fondamentale del protocollo risiede nelle tecniche anestesiologiche adoperate, diverse da quelle usate in precedenza. «È soprattutto il controllo del dolore a venire gestito differentemente - continua Varoli - È necessario che il paziente abbia una terapia del dolore molto efficace, sia durante che dopo l’operazione: per questo si fa uso di anestesie con tecnica spinale, di morfinici in quantità ridotta, di una quantità minore di liquidi».

Anche dopo intervento è tutto diverso. I malati si alzano il giorno stesso, a cinque ore dall’operazione. «Le nuove tecniche nel controllo del dolore rendono possibili performance prima impossibili - afferma Varoli - Il paziente mangia e beve il giorno stesso. Da tutto questo, spesso deriva una degenza più breve, il che è un valore aggiunto, ma non il nostro scopo principale, che rimane il recupero del malato».

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