Opera, lavoratori bloccano i tir
L’iniziativa davanti all’azienda ceramica contro un licenziamento
Un incontro con i vertici aziendali dell’azienda ceramica Opera di Camposanto, fissato per martedì prossimo, prima che si riuniscano anche i legali rappresentanti delle due parti coinvolte, proprietà e sindacati: è quanto sono riusciti ad ottenere i SiCobas dopo la quarta mobilitazione in due mesi davanti allo stabilimento ceramico di via Ponte Bianco. Dove ieri mattina in trenta hanno nuovamente bloccato il traffico dei tir in entrata e in uscita dall’azienda, nella fascia oraria dalle 8 fino alle 14. Il motivo del sit-in è sempre lo stesso: difendere i diritti di Abdellatif, operaio in forza ad Opera da 15 anni, ma licenziato dall’azienda a inizio dicembre.
Stando a quanto affermano i vertici aziendali, «per suoi errori che avrebbero compromesso la produzione». A detta dei sindacati, invece, «per motivi politici e proprio perché è un nostro iscritto».
L’obiettivo dei SiCobas è quello della riassunzione di Abdellatif, ad oggi mai avvenuta. Un licenziamento che aveva dato il via a una serie di mobilitazioni e strappato promesse da parte dei sindacati alle forze dell’ordine, che si erano prese l’impegno di farsi da garanti per un incontro in prefettura. Incontro che si è infine tenuto lunedì 12 febbraio, ma con un’amara sorpresa.
«Il prefetto Paba ha dichiarato davanti a noi, ai nostri legali, a quelli di Opera e alla proprietà che mai nessuno, da dicembre, gli aveva comunicato che volevamo un incontro - ha detto Enrico Semprini dei SiCobas - eppure il dottor Di Lembo, a dicembre ancora comandante della polizia di Mirandola, ci aveva detto il contrario. Come il suo successore e la Digos. Polizia e Digos che davanti ad Opera, ieri, ci hanno chiesto i documenti come fossimo delinquenti, quando invece chiediamo solo giustizia per Abdellatif».
Valentina Corsini
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