Battaglie in Africa con piccoli imbrogli
«Camerati, in camera!» Così uno dei propugnatori del fascismo della prima ora, esortava i suoi camerati dopo le spedizioni punitive.Il commendatore Cesare Albino Bianchi, proprietario del casino di...
«Camerati, in camera!» Così uno dei propugnatori del fascismo della prima ora, esortava i suoi camerati dopo le spedizioni punitive.
Il commendatore Cesare Albino Bianchi, proprietario del casino di lusso Disciplini, il più costoso di Milano, non era il solo ad aver mescolato interessi politici, organizzativi e professionali con il regime mussoliniano.
Durante la guerra d’Etiopia i tenutari dei bordelli italiani, tra loro collegati nel reclutare forze nuove, si organizzarono per ristorare le truppe al fronte. «Le tende con le signorine - raccontava un reduce modenese sino a pochi anni fa - funzionavano al tramonto per la truppa e all’ora di cena per i sottufficiali. Con il fresco della notte, il riposo e i brindisi c’era tempo per gli ufficiali. Ma molti si arrangiavano con le signorine locali, ben disposte sino a quando credettero di ottenere cospicui regali dai soldati, che le pagavano però con i biglietti usati della lotteria di Tripoli che loro credevano soldi italiani. Quando se ne accorsero scappammo in fretta, inseguiti dai parenti inferociti».
Nei bordelli modenesi invece, dopo l’embargo commerciale della Società delle Nazioni che puniva l’aggressione italiana all’Etiopia, apparvero subito i cartelli: «In questa casa non lavorano signorine che arrivano dai Paesi Sanzionisti». (s.c.)
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