Elezioni: facciamo uno sforzo
A una settimana dal termine della più nervosa e confusa campagna elettorale che si ricordi, i partiti sembrano aver dimenticato il vero e oggi più probabile vincitore del 4 marzo: l’astensionismo
A una settimana dal termine della più nervosa e confusa campagna elettorale che si ricordi, i partiti sembrano aver dimenticato il vero e oggi più probabile vincitore del 4 marzo: l’astensionismo. Lo scontro sembra, anche nel lessico oltre che nei contenuti espressi, indirizzato solo a rinsaldare le truppe date per sicure, gli zoccoli duri. Le cui oscillazioni, stando ai sondaggi ormai secretati, sono da settimane poco più che marginali: i convinti, i fans, gli ultras tali sono e restano indipendentemente da polemiche o inciampi degli ultimi giorni; ma tali sono e restano anche gli sfiduciati a prescindere o da chiunque sia in lizza, mentre chi si dichiara incerto lo fa più per interesse diffusamente scarso, non intercettato da alcun candidato, che per dubbio tra un’opzione e l’altra; chi è indeciso lo è sul recarsi alle urne più che tra un aspirante premier e l’altro. Appellarsi al senso del dovere e di responsabilità degli elettori sospesi diventa ancora più difficile in questo clima: sembra quasi di chiedere loro, per paradosso, di premiare questa devianza demagogica e circense, di accreditare questo talk show perenne e spesso sguaiato quanto superficiale aggiungendo il loro voto a quelli sicuri. Ma il ritrarsi, il delegare ad altri le decisioni resta la conseguenza più pericolosa per il Paese: tanto più se malato o incapace di darsi parlamenti efficienti e governi dai contorni chiari e stabili. Perché la lettura peggiore di questo romanzo d’appendice che sembra il voto, condito purtroppo e in più da una recrudescenza violenta fuori dalla realtà dei problemi, è che tutti siano uguali: uomini e programmi, ideali residui e impianti valoriali, competenze ed esperienze. Loro non faranno nulla di diverso in questa settimana, nulla che ci aiuti a comprendere meglio; a noi cittadini rimane la possibilità di uno sforzo supplementare di attenzione, analisi, riflessione e persino coraggio. Per poi esprimerci e dire loro che non si illudano di dover rispondere solo alla clacque, ma anche a chi vota non per atto di fede ma per contribuire come può a fa prosperare il bene comune più prezioso: la democrazia, che è nostra prima che loro.
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