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I giudici: «Modenese non è padre dei figli ma deve mantenerli»

di Carlo Gregori
Aula di tribunale
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Aula di tribunale

Test del Dna disposto dalla Corte d’Appello di Bologna conferma i sospetti del marito di una straniera che ha abbandonato la casa a Modena coi due bambini gemelli. I giudici: «E' escluso che sia il padre ma non può disconoscerli. Per i minori c'è un interesse superiore»

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MODENA. Il test del Dna inchioda la madre alla sua responsabilità: il marito non è il padre dei suoi due gemelli. Ma non basta per lasciare due bambini al loro destino. Il marito anche separato di fatto ha un obbligo di mantenere i bambini perché prevale un interesse superiore: quello della tutela dei minori; diversamente, perderebbero un sostegno economico fondamentale.

Questo è il nucleo della sentenza della Corte d’Appello di Bologna che nei giorni scorsi ha chiuso una lunga, tormentata e scabrosa vicenda avvenuta in un Comune della provincia di Modena. All’origine, un sospetto che ha tormentato a lungo un modenese che aveva sposato una bella straniera e dalla quale aveva avuto due gemelli, oggi bambini grandi. Già la ricostruzione della sua scoperta del tradimento è esposta in modo piuttosto accidentato nel corso del primo processo, tenuto davanti al Giudice Civile di Modena e terminato nel 2013 con una sentenza che gli dava torto.

Il giudice infatti stabilì che i suoi sospetti avevano preso forma nel 2009, quando i due gemelli erano già bambini piccoli, ma che non ci si poteva basare su voci di paese, sensazioni personali e testimonianze di seconda mano o non attendibili. Per questa mancanza di una prova certa e per il fatto che lui stesso abbia detto di aver avuto prova certa e rigorosa dal maggio 2009 dopo un duro litigio con la moglie, la sua richiesta di disconoscere la paternità all’Ufficio di Stato Civile del suo Comune è fuori luogo: è oltre la scadenza di legge, fissata entro un anno da quel momento, mentre nel suo caso erano passati anni.

Ma il modenese non ha mai mollato la presa, neppure quando la moglie ha abbandonato la casa con i figli. Il suo ricorso alla Prima Sezione della Corte d’Appello di Bologna voleva essere un tentativo estremo di trovare ascolto alle sue richieste: era sicuro di essere stato tradito e quindi non voleva che ci fosse più alcun legame tra lui e i frutti del tradimento.

La Corte d’Appello lo ha ascoltato e anzi ha fatto di più. I giudici hanno disposto una consulenza tecnica affidandola un’importante esperta dell’Università di Bologna che nell’aprile 2016 ha consegnato una relazione che ha spazzato via ogni dubbio: i test di laboratorio di analisi genetica hanno escluso il rapporto di filiazione tra l’uomo e i due gemelli. Non era loro padre.

Ma questa certezza non ha potuto produrre nulla di concreto. I giudici hanno infatti respinto il suo ricorso con una motivazione superiore. Il fatto che non sia il padre dei gemelli, a livello di filiazione, «non può implicare automaticamente la domanda di disconoscimento della paternità». Il motivo? «L’interesse superiore del minore deve essere accertato in concreto dal giudice». E qui, «nonostante sia stata dedotta dall’appellante l’assenza di un forte legame affettivo coi minori, quel che è certo è che il provvedimento richiesto li priverebbe di una delle due persone tenute al loro mantenimento con un conseguente pregiudizio economico per i minori. In questo senso l’interesse superiore del minore appare al momento contrario alla proposta di disconoscimento».
 

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