«La cultura della famiglia è una priorità»
Quanti saranno gli elettori un pcp avanti con gli anni che avranno un fremito quando troveranno sulla scheda il simbolo che fu della Democrazia Cristiana? Il 4 marzo ci saranno anche loro, la lista...
Quanti saranno gli elettori un pcp avanti con gli anni che avranno un fremito quando troveranno sulla scheda il simbolo che fu della Democrazia Cristiana? Il 4 marzo ci saranno anche loro, la lista “Noi con l’Italia”, guidata a livello nazionale da Raffaele Fitto e Maurizio Lupi, che nel nostro collegio presentano tre candidati assieme alla capolista Eugenia Roccella.
Francesco Coppi, mirandolese d’adozione per ragioni di lavoro nel biomedicale, la maestra finalese Antonella Diegoli e la carpigiana Nadia Bertelli sono il tridente della nuova generazione di cattolici post-democristiani che aderiscono senza riserve al mondo dei valori del cosiddetto “Popolo del Family Day”. Difesa della scuola cattolica a spada tratta, lotta alla cultura dell’aborto in nome dell’accoglienza alla vita sin dal concepimento e guerra senza tregua all’introduzione della cosiddetta teoria gender sono i punti di forza di un programma che vuole raccogliere gli ultramoderati di area cattolica che vedono nel centrodestra il loro punto di riferimento. Li chiamano i pasdaran cattolici, mutuando il nome delle squadre di volontari della morale in Iran, ma i sostenitori della lista sostengono a tutti i livelli di essere dei moderati.
«Il nostro mondo di valori - spiega Francesco Coppi - è quello che vede nella famiglia la base della società e che trova nella tutela della cultura della famiglia una lezione valida per tutta la società, al di sopra delle ideologie. Siamo favorevoli a un quoziente famigliare nelle tasse, con diminuzioni in proporzione del numero dei figli, con una revisione dell’Isee per le rette». «La detrazione fiscale delle rette per gli asili e scuole materne private è un altro aspetto - aggiunge Antonella Diegoli - che per noi deve andare di pari passo con una cultura della sussidiarietà. Dove non arriva lo Stato deve poter esserci spazio per i privato e il privato-sociale in un’ottica di cooperazione. Quanto alla legge sull’aborto pensiamo che la parte dedicata alla prevenzione in Emilia Romagna sia stata svuotata , chiusa in un universo sanitario».
«Perchè la politica non ascolta la società civile? - aggiunge Nadia Bertelli - Dal basso emergono buone pratiche e sperimentazioni convincenti per una società più pronta all’accoglienza». (s.c.)
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