Viaggio della Memoria: l'intervista a Elisabetta Ruffini, direttrice dell'Istituto Storico di Bergamo
Secondo giorno, oggi 25 febbraio, per i 430 studenti che arriveranno fino a Mauthausen
Oggi, domenica 25 febbraio, gli studenti che partecipano al Viaggio della Memoria hanno visitato il campo di Dachau. Al termine dell’esperienza hanno intervistato Elisabetta Ruffini, direttrice dell’istituto storico di Bergamo.
"Alla luce della preoccupante ascesa di ideologie neo-fasciste e razziste, Elisabetta ci ha illustrato il suo punto di vista riguardante i viaggi come quello da noi intrapreso. Ci ha lasciato sorpresi la sua affermazione circa l’utilità per i ragazzi di questa iniziativa - spiegano Matteo Battilani, Martina Morselli e Rebecca Pignatti, della 5B del Pico e 5H del Galilei di Mirandola - Inizialmente ci ha confessato di non ritenerla fondamentale per la nostra formazione fino a quando non è entrata in contatto con la realtà organizzativa della Fondazione Fossoli attraverso la quale ha iniziato a partecipare attivamente al progetto. Proseguendo, ha definito l’attività intensa anche per gli esperti coinvolti, aventi la responsabilità di trasmettere fedelmente questi fatti imprescindibili alle nuove generazioni. Noi studenti ci ritroviamo pieni di incognite e curiosità di fronte alla narrazione storica, molte delle quali non hanno necessariamente una risposta e ciò aumenta esponenzialmente il riverbero del progetto sulle nostre vite".
"Le lezioni di storia non si danno ma si devono trovare i modi perché le persone vadano a cercarsele” ha ricordato Elisabetta durante l’intervista. Gli studenti le hanno chiesto un'opinione sul “turismo dell’orrore”, ovvero la tendenza a visitare con leggerezza siti di grande importanza storica. L’esperta denuncia la componente emotiva prevalente sull’analisi storiografica ovvero il fatto che il visitatore “diventi un attore” in un luogo in cui si crede si possa trovare la risposta a tutto. I luoghi non devono sostituire le testimonianze. Il dialogo nel suo insieme ha arricchito gli studenti e ha portato a riconoscere il valore della sua posizione distaccata dai soliti conformismi. Elisabetta Ruffini, ha poi voluto aggiungere un suo pensiero all’intervista:
"Oggi Martina e Rebecca mi hanno chiesto a bruciapelo se avevo mai incontrato dei sopravvissuti: sono vecchia a sufficienza per avere visto tanti visi affollarsi nei miei pensieri con la nostalgia per le voci che ormai non sentirò più. Poi il ricordo di un viaggio a Mauthausen quando ho conosciuto Marisa Scala, prigioniera del campo di Bolzano e testimone chiave del processo a Michael Seifert, uno dei boia delle celle. Ho accompagnato Marisa in quel processo e di fronte all’avvocato difensore di Seifert che voleva mettere in discussione la sua credibilità di testimone l’ho sentito gridare: “Non dimenticate che l’ironia è la dignità di una donna libera”.Oggi Marisa vive ancora a Torino e da questo viaggio le mandiamo un saluto".
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