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L’orrore di Dachau è la seconda tappa per non dimenticare

di Valeria Cammarota
L’orrore di Dachau è la seconda tappa per non dimenticare

Nel secondo giorno del Viaggio della Memoria, i 430 studenti delle scuole superiori della provincia hanno fatto tappa a Dachau. Tra le Voci dal B(r)anco, emergono quelle di Federico Rossi, Davide...

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Nel secondo giorno del Viaggio della Memoria, i 430 studenti delle scuole superiori della provincia hanno fatto tappa a Dachau.

Tra le Voci dal B(r)anco, emergono quelle di Federico Rossi, Davide Ziosi e Giuseppe Luosi della 5B del Galileo Galilei di Mirandola: sono loro a redigere il reportage della seconda giornata, dopo aver visitato uno dei primi campi di concentramento costruiti dal regime nazista.

«Il campo di Dachau, controllato da Himmler, rimase in funzione dal 1933 al 1945 - spiegano i tre ragazzi - Basato principalmente sulla forza lavoro dei deportati, che qui arrivavano quotidianamente in massa con i treni, il campo era ampio 360 mila metri quadrati ed era in grado di ospitare fino a 5mila deportati. Purtroppo, la storia dimostrò come, in certi periodi, questo arrivò a ospitarne anche fino a 60 mila».

Riservata ai soli uomini, la permanenza a Dachau fu uno dei principali motivi di separazione delle famiglie.

«Ciò che più interessava ai generali tedeschi era ottenere risultati economici di rilievo, approfittando del lavoro massacrante assegnato a quelli che divenivano schiavi, obbligati a lavorare undici ore al giorno, sette giorni su sette, in qualsiasi condizione climatica - proseguono Federico, Davide e Giuseppe - Quando poi le SS ritenevano che costoro non fossero più in grado di svolgere adeguatamente le proprie mansioni, li sopprimevano nel corso di esecuzioni di massa».

All’interno del campo, gli studenti hanno visitato una delle camere dove arrivavano i nuovi deportati.

«Venivano registrati dai prigionieri funzionari, ovvero gli uomini rinchiusi nel campo da più tempo e costretti a lavorare per le SS - spiegano gli studenti impegnati nel Viaggio - Quindi, si dovevano spogliare completamente, in segno di umiliazione; abbandonare tutti i loro beni personali, affinché rimanessero privi di qualsiasi punto di forza nei momenti difficili; infine, venivano rasati, lavati con acqua gelida e igienizzati con un liquido che bruciava, a contatto con la pelle. Suddivisi in gruppi - oppositori politici, omosessuali, portatori di handicap, preti, italiani - a ognuno veniva poi assegnato un numero e un simbolo cancellando, così, completamente la loro personalità» concludono gli studenti del Galilei.

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