Le parole vintage
Le parole sono importanti. Lo diceva anche Nanni Moretti in Palombella Rossa, in quel frammento sempiterno in cui con uno schiaffo chiudeva la bocca a una interlocutrice vittima di neologismi, frasi...
Le parole sono importanti. Lo diceva anche Nanni Moretti in Palombella Rossa, in quel frammento sempiterno in cui con uno schiaffo chiudeva la bocca a una interlocutrice vittima di neologismi, frasi fatte e luoghi comuni. Oggi, per fortuna, non diciamo più “nella misura in cui”, meno “nell’ottica di”, quasi per niente “faccio cose, vedo gente”. Ma, purtroppo, “auspichiamo” spesso e a vanvera, reagiamo “con forza”, “chattiamo”, “siamo bannati”, ci facciamo dei “selfie”. Il mondo kitsch & cheap dei tempi andati ci fa quasi tenerezza, sommersi come siamo dallo spread, e più di recente dalla spending review e dal bail-in. Una sera ho accompagnato mio figlio e un suo amico, entrambi adolescenti, al cinema. Il tratto di strada per arrivare alla sala non mi è stato sufficiente per decodificare nemmeno la metà del loro codice linguistico. In quel caso c’era un’aggravante: il contesto era quello dei giochi del mondo virtuale e dei social games. Che ti promettono conquiste audaci, (che nemmeno Alessandro Magno), oppure, addirittura, una seconda vita, con avatar e alter ego pronti a incontrare altri avatar e alter ego in una metropoli digitale nella quale, personalmente, non vorrei perdermi nemmeno per un secondo della mia vita reale. Non tutti lo sanno, ma esiste, ed è un’operazione virtuale piuttosto virtuosa, l’Ufficio Resurrezione Parole Smarrite (www.ufficioresurrezione.com), ente preposto al recupero di parole ancora utilissime alla vita sulla terra. Creato nel 2009 dall’artista Sabrina D’Alessandro, autrice, tra l’altro de “Il libro delle parole altrimenti smarrite” (Edizioni Rizzoli), si propone di valorizzare la lingua italiana attraverso il recupero delle parole desuete. Non solo del loro significato. Anche del loro suono, della loro musicalità. In passato anche la Galleria civica di Modena l’ha ospitata e un’importante rete televisiva le ha riservato uno spazio fisso nel suo palinsesto. Buon segno. Significa che in città, a suo tempo, qualcuno è stato in grado di riconoscere la qualità di una proposta culturale autentica. Pinzillacchere? No. Se chi ti guarda intensamente è un po’ “sagittabondo” scocca sguardi da Cupido. Altro che love chat. Perdindirindina!
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