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lorenzin replica a trande 

«Sette miliardi in più per la sanità»

«Sette miliardi in più per la sanità»

«I dati di 5 anni di lavoro per un cambiamento che deve proseguire»

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Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin replica alle affermazioni di Paolo Trande, medico e candidato al Senato di Liberi e Uguali che, nei giorni scorsi, aveva affermato alla Gazzetta che “Lorenzin è stata il ministro che ha tagliato di più”.

« Leggo in questi giorni - scrive Lorenzin - esternazioni sulla nostra sanità e desidero fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto, mi preme ricordare come in questi 5 anni, in cui sono stata Ministro, in piena recessione e con una situazione allo stremo, il Fondo sanitario sia aumentato di 7 miliardi di euro: non quanto avrei voluto, ma quello che è stato possibile. In questo contesto abbiamo siglato il Patto per la Salute con le Regioni, con cui abbiamo messo fine alla stagione dei tagli lineari, abbiamo messo in moto le centrali uniche d'acquisto, abbiamo finanziato i nuovi Lea e il fondo per i farmaci anti cancro e per l’epatite C, con cui abbiamo guarito più di 110 mila persone, abbiamo riorganizzato gli ospedali con l'introduzione dei nuovi standard ospedalieri, è stato redatto il Piano nazionale per la cronicità, abbiamo introdotto i piani di efficientamento delle aziende ospedaliere, abbiamo sbloccato molti accordi nell'ambito dell'edilizia sanitaria, abbiamo istituito l’albo nazionale per le nomine dei manager delle Aziende sanitarie togliendo la discrezionalità politica e premiando il merito. Mi sono battuta in ogni Legge di Bilancio per ottenere più risorse e implementare le riforme del Patto della salute e nel quinquennio i conti della maggior parte delle Regioni sono tornati in ordine, anche se molto c’è da fare sulla qualità. Queste risorse bastano? No, ne servono di più, e la mia proposta è di aumentare il fondo di 5 miliardi nei prossimi 5 anni rispetto alle previsioni del Def. Cinque miliardi con cui stabilizzare le riforme, risolvere il tema del personale, potenziare la medicina del territorio, sostenere la ricerca e promuovere il piano della cronicità prendendoci cura degli anziani. Siamo usciti dalla recessione, il Pil aumenta e le risorse per trovare le coperture ci sono. L’Emilia Romagna è stata la regione che per prima ha capito la necessità di un cambiamento forte e non è un caso che sia un modello nazionale su temi gestionali come le liste d’attesa e la medicina del territorio. L’Emilia Romagna può veramente porsi come modello europeo con la sua capacità di costruire reti, puntando di più su ricerca ed innovazione. È questa la sfida dei prossimi anni con i nuovi poteri dell’accordo tra Stato e Regioni. Una sfida entusiasmante che spero di poter accompagnare.

Lavoriamo insieme sulle sfide della sostenibilità del nostro modello di welfare che ha bisogno di continua manutenzione, ma non di essere demolito usando false verità che si spera diventino post verità. Esattamente come sta facendo Leu, utilizzando la già più volte smentita (dall’Istat) indagine del Censis, commissionata da una nota società con interessi nella sanità integrativa, che sbandierava un fantomatico dato di 12 milioni di persone che rinunciano alle cure in Italia (praticamente tutti i malati), con il risultato finale di convincere tutti che il sistema universalistico non ce la fa e quindi alla fine dovremmo ripiegare sul modello americano. Non voglio credere che Pietro Grasso e Leu si prestino a questo gioco».



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