Zucconi a Modena omaggia il padre alla Società del Sandrone
Il giornalista ospite della storica società modenese ricorda la figura di Guglielmo «Papà aveva un inconfondibile senso dell’ironia con il quale guardava alla vita»
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MODENA. Nel ventesimo anniversario della scomparsa, lo scorso sabato sera la Società del Sandrone ha reso omaggio al grande giornalista Guglielmo Zucconi, bolognese di nascita e modenese di adozione. La serata si è svolta davanti ad una foltissima platea che ha applaudito più volte l'ospite d'onore della serata: il figlio d'arte Vittorio Zucconi (presente a Modena con le sorelle, il fratello e il nipote Francesco Vecchi che conduce un programma televisivo su Canale 5).
Vittorio, corrispondente da Washington per Repubblica, è un giornalista di razza degno del padre, più volte in passato ospite della Società del Sandrone. Ad introdurre la serata, dopo il saluto del Presidente Giancarlo Iattici, un inedito filmato dove Beppe Zagaglia (sacerdote della modenesità e di tutti i suoi protagonisti) ha intervistato il figlio Vittorio che ha rievocato scene di vita familiare come il rito del teatrino di Natale dove Guglielmo rivelava doti da attore, affabulatore e umorista invidiabili. Doti che tanti gli riconobbero anche nella professione giornalistica e nella vita.
«Inconfondibile il sottile senso dell'ironia con cui guardava la vita - ricorda il il figlio Vittorio - un'ironia coniugata con una moralità inflessibile e una dedizione totale al proprio mestiere». Amò sempre visceralmente Modena nonostante fosse nato a Bologna. Oltre ad essere indiscusso patriarca del giornalismo, dimostrò di avere un enorme talento anche come scrittore e poeta dialettale. Tra i modenesi chi non conosce “La mê Mòdna” antologia di poesie in dialetto, tradotte in italiano, edita da Artioli, per non parlare di tanti altri libri per l'infanzia e l'adolescenza. Fu direttore della Gazzetta dell'Emilia dal '46 al '47 per poi passare al Popolo e dirigere La Domenica del Corriere, Tempo Illutrato e Il Giorno. Nel 98 fu nominato direttore editoriale del Giorno, Resto del Carlino e Nazione. Morì poco dopo la prestigiosa nomina il 2 maggio nel sonno a casa sua a Milano. Il Comune di Modena gli ha intitolato una via.
Ebbe come colleghi Arrigo Levi, Enzo Biagi, Giorgio Bocca. Tutti esponenti del Gotha giornalistico italiano. Nel suo entourage fu sempre stimato profondamente sia sul piano professionale che su quello umano. Sabato l'attrice e critica letteraria Irene Palladini e Luigi Gozzi hanno riletto tante sue pagine che denotano un grande talento come scrittore: fu una specie di Zavattini modenese. Immancabile la zirudella “La sgnòra Isotta”.
Zucconi padre (Mino per gli amici) è da annoverare tra i grandi giornalisti cresciuti all'ombra della Ghirlandina, assieme ad Arrigo Levi, Paolo Monelli ed Edmondo Berselli. C'erano in tanti a rendere omaggio a Guglielmo Zucconi sabato sera al Sandrone: Pier Giorgio Benatti, Enzo Crotti Presidente della Società Operaia di Modena, Romano Maletti Presidente della Corale Rossini, Massimo Marcon Presidente degli Amici del Libro. Tutti lì alla Società del Sandrone, nella sala Mario Molinari a tifare per la dinastia dei Zucconi, Guglielmo e Vittorio due cavalli di razza della carta stampata, entrambi dalla sfolgorante carriera.
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