Gazzetta di Modena

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Ballestrazzi, cuore repubblicano

di Luca Gardinale
Ballestrazzi, cuore repubblicano

L’ex assessore e consigliere è candidato al Senato: «Noi, l’argine ai tre populismi»

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Ricorda una telefonata del sindaco Bulgarelli - «e non me la ricordo perché me l’hanno raccontato, è che purtroppo allora c’ero già… - che sbottando con il comandante della municipale concluse così: «Fai come vuoi, ma io voglio sempre otto vigili sulla via Emilia». Quarantadue anni dopo il suo ingresso in piazza Grande, Paolo Ballestrazzi, dentista 69enne ed ex assessore e consigliere comunale, è candidato al Senato per il Partito repubblicano nel seggio uninominale di Modena alle elezioni politiche di domenica prossima.

Ballestrazzi, oggi in Italia c’è ancora spazio per i repubblicani?

«Per i repubblicani c’è sempre spazio, anche perché la prima cosa che facciamo è applicare la Costituzione repubblicana, in gran parte disattesa. Penso all’articolo 46, ad esempio, che prevede la partecipazione dei sindacati operai alla gestione delle fabbriche, cosa mai avvenuta. E comunque sì, nel nostro Paese c’è sempre spazio per la cultura politica laica e riformatrice, che si oppone ai tre schieramenti populisti».

Tre schieramenti populisti significa che... c’è anche il Pd.

«Senza dubbio: basta vedere come hanno gestito la questione immigrazione in questi anni con le cooperative. Se quello della Lega è un populismo di parole e di slogan, quello del Pd è un populismo di gestione».

Immigrazione, dunque: i Repubblicani hanno una ricetta?

«Credo che oggi il problema sia praticamente irrisolvibile, ma è prima di tutto l’Europa a dover farsene carico. Allo stesso tempo, dobbiamo smettere di dire che gli immigrati sono una risorsa, perché se lo fossero, allora i Paesi ricchi li vorrebbero in grande quantità. Detto questo, credo che in parte il problema sia destinato ad affievolirsi, perché gli immigrati provenienti dal Nordafrica ad esempio stanno diminuendo, anche se nel frattempo emergono preoccupanti fenomeni come la gestione della droga da parte di gruppi nigeriani».

Sull’ordine pubblico, invece, avete presentato uno studio al sindaco Muzzarelli.

«Si tratta di uno studio che sostiene che, con un investimento di un milione e mezzo, si coinvolgerebbe il privato nel presidio della città: si tratterebbe di 18 euro per ogni cittadino modenese, ma in questo modo avremmo 12 macchine di agenzie private di vigilanza in giro per la città, mentre oggi forze dell’ordine e municipale non possono certo garantire una presenza del genere. Mi piacerebbe che Muzzarelli valutasse seriamente questa possibilità: del resto, anche il sindaco Bulgarelli, negli anni ’70, disse al comandante di voler otto vigili sempre sulla via Emilia».

Visto che ha parlato di Muzzarelli, qual è il suo giudizio sull’amministrazione della città?

«L’amministrazione di Modena in questi anni ha avuto punti di eccellenza, e di questo va dato atto al primo cittadino. Dall’altra parte, sul piano politico c’è una certa debolezza della giunta, dovuta soprattutto alla scarsa presenza dei partiti, mentre i poteri forti non hanno contrasto. Allo stesso tempo, sul piano politico bisogna pensare ad un’idea diversa di città, anche perché con baretti, ristorantini e catene di vestiti non si va da nessuna parte…».

In città il dibattito è animato soprattutto da temi ambientali…

«Credo che oggi sia necessario tutelare l’ambiente uscendo dal “talebanismo” degli ambientalisti. Bisogna però anche smettere di fare soldi bruciando i rifiuti degli altri».

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