Maxi processo Policlinico «Spostatelo ad Arezzo»
La richiesta dei difensori dell’ex Dg Cencetti e dei manager alla prima udienza: la corruzione avvenne lì. I pm: più grave il riciclaggio a Carpi. I giudici si riservano
Appalti e mazzette al Policlinico: ieri si è aperto il maxiprocesso contro l’ex direttore generale Stefano Cencetti e numerosi manager, società e colossi della cooperazione emiliana imputati ed è stato immediatamente chiesto da numerosi avvocati di spostare il processo ad Arezzo e per alcuni episodi a Reggio Emilia. La cosiddetta “incompetenza territoriale” è stata invocata considerando che i presunti atti di corruzione elencati dalla Procura sarebbero avvenuti materialmente al momento del pagamento dei bonifici bancari e i bonifici sono stati fatti in quelle città. Ad Arezzo e Reggio, insomma, dovrebbero svolgersi i processi per i singoli episodi contestati dai pm Marco Niccolini e Pasquale Mazzei. I due pm invece hanno ribattuto che in questa complicata vicenda prevale il riciclaggio del denaro frutto di corruzione. E il riciclaggio è avvenuto a Carpi. I giudici si sono riservati di decidere per l’udienza del 4 maggio.
In quell’occasione prenderanno posizione su altre eccezioni sollevate ieri. La prima riguarda la prescrizione di alcuni capi di imputazione. Anche su vicende non minori, perché sono ormai passati troppi anni e la legge ex Cirielli ha messo fuori gioco queste vicende. Seconda richiesta, avanzata dall’avvocato Roberto Sutich e altri: nullità per l’eccessiva indeterminatezza di alcune accuse (per il riciclaggio, l’integrazione è stata integrata ieri) Per Cencetti - assente come tutti gli imputati tranne Roberto Casari, ex presidente Cpl - la moglie Maurizia Viviani e il suo Poliambulatorio Aquatic Fkt (oggi Cps) di Carpi il professor Giulio Garuti ha fatto notare che nella notifica mancano proprio gli schemi con le somme contestate per il riciclaggio.
Ma anche ieri, come nell’udienza preliminare, l’attenzione è stata focalizzata ancora una volta sul problema della incompetenza territoriale, bocciata dal giudice Eleonora De Marco al momento di rinviare gli imputati a giudizio a Modena. Si tratta di un problema sostanziale, è stato detto, che riguarda la complicata materia della legislazione sulla corruzione, composta non solo da numerose leggi che si sono stratificate negli anni ma anche da sentenze della Cassazione. Secondo il professor Garuti (che insegna proprio procedura penale all’Università), l’avvocato Luca Fanfani per l’ex deputato Ds Vasco Giannotti, titolare della Gutemberg, importante società di consulenza e convegnistica medica, è proprio questa azienda di Arezzo ad essere al centro del caso: è la società che secondo i pm serviva a triangolare i pagamenti corruttivi per depistarli. La legge considera che la corruzione avviene solo quando avviene la consegna della mazzetta, la cosiddetta “dazione di denaro”.
In questo caso la dazione sarebbe stata fatta a favore della Gutemberg con un bonifico fatto da un conto corrente alla Banca Etruria di Arezzo. È in quel momento che si è fissato l’atto corruttivo. Per questo Arezzo dovrebbe essere la sede del processo, così come Reggio (ha spiegato Garuti) per altri bonifici, come quello delle mazzette per l’assegnazione dell’Appaltone (gara Global Service) da 130 milioni. La Procura ha replicato che tra corruzione e riciclaggio, il reato principale resta il secondo e questo è avvenuto a Carpi; quindi è giusto che il processo resti a Modena.
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