Delitto di Lame/ Quelle minacce in paese di Rainone: «Li ammazzo prima o poi»
Il sospettato Rainone si era sfogato a più riprese con gli avventori di Zocca Rapporti tesi con l’ex suocero che aveva confessato ad alcuni amici i propri timori
ZOCCA. È rimasto rinchiuso in caserma per diverse ore fino a quando, intorno alle 17, ha lasciato la stazione di via Rosola su un’auto di servizio dei militari. Si è coperto il volto quasi a voler mettere una patina di distanza tra sé e il resto del mondo. Angelo Rainone, finora il principale sospettato del duplice omicidio dei fratelli Bertarini, ha risposto ad alcune domande degli investigatori in qualità di persona informata sui fatti. Ma in paese in molti lo hanno già condannato, tracciando un quadro a tinte fosche.
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«Gli hanno lasciato una fortuna e guarda cos’ha combinato», si sussurra nei bar e tra gli amici delle vittime. E sono proprio gli zocchesi a ripetere, a più riprese, quelle frasi che l’uomo, originario della Campania, andava dicendo in giro nei vari momenti di sfogo successivi alla crisi del suo matrimonio con Rosanna Bertarini. Rainone ce l’aveva soprattutto con l’ex suocero Ugo. In lui e nel fratello Breno vedeva i responsabili di una vita che stava precipitando. «Li ammazzo prima o poi...», ripeteva quasi fosse un mantra ai conoscenti con cui poteva sfogarsi. Ma nessuno poteva ipotizzare che quelle frasi avrebbero potuto anche avere un riscontro concreto e che gli investigatori stanno cercando di verificare nel dettaglio. Perché finora sono considerate minacce a denti stretti, sintomatiche semmai del rancore provato, ma che non possono certificare in assoluto che sia stato proprio Rainone a sferrare i colpi mortali ai due fratelli Bertarini. Certo, il sospetto è palese, ma prima di accusare qualcuno servono prove certe e concrete, che i carabinieri stanno meticolosamente raccogliendo. Manca però la confessione come del resto ha ammesso il pubblico ministero Lucia De Santis all’uscita della caserma e prima di effettuare il sopralluogo a Lame: «Siamo solo all’inizio delle indagini, non c’è nessuna confessione e neppure nessun indagato».
C’è però una certezza: l’ex suocero aveva paura del genero. Lo aveva detto ad alcuni conoscenti, c’erano stati numerosi scontri verbali anche perché si vedevano nell’azienda agricola. Ugo raccontava di un uomo che lo intimoriva, che non si comportava da marito e padre corretto (ovvio il riferimento alle spese di mantenimento dei figli e dell’ex moglie) e che anzi era continuamente alla ricerca di denaro con fare arrogante e violento. Confessioni che accentuano i sospetti su Rainone, ma che non offrono certezze definitive se davvero sia stata o meno la sua mano a sferrare quei colpi di roncola ai fratelli che gli avevano dato accoglienza, ospitalità e un futuro lavorativo prima che la situazione familiare degenerasse negli ultimi mesi tanto da portarlo a vivere altrove.
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