Gazzetta di Modena

Modena

«Nel comparto tessile sono diffuse le molestie»

di Serena Arbizzi
«Nel comparto tessile sono diffuse le molestie»

La denuncia del sindacalista Sergio Greco dopo tantissimi casi di dimissioni  «Molte donne rinunciano al posto di lavoro perché esasperate dalle vessazioni»

3 MINUTI DI LETTURA





Dimissioni date per esasperazione da parti di lavoratrici dell’abbigliamento, vessate in continuazione, quando non proprio molestate dal proprio datore di lavoro. Si tratta di un fenomeno molto diffuso, denunciato dalla Cgil Filctem, culminato anche in un episodio in cui, una di queste addette ha raggiunto il sindacato con evidenti percosse sul collo. Quando le è stato chiesto il perché di queste percosse, la donna ha risposto che era stato il titolare, ma non aveva ancora parlato del caso per paura. I sindacalisti l’hanno quindi spinta a denunciare l’episodio ai carabinieri.

Se per effetto della normativa voluta dal Governo Renzi, dal 16 marzo 2016 il fenomeno delle dimissioni in bianco è stato parzialmente arginato, le difficoltà non sono certo terminate per le donne nel mondo del lavoro. Le dimissioni in bianco consentivano al datore di lavoro di lasciare a casa con una certa discrezionalità la lavoratrice: per questo sono state introdotte le dimissioni on line. Tuttavia, c’è un altro fenomeno, ancora sommerso e poco nosciuto, che interessa l’occupazione al femminile. Si tratta, appunto, del mobbing nelle sua svariate forme: dalle molestie sessuali (e anche qui si apre un’ampia gamma, che va dalla pacca sulle parti intime all’invito a cena che, se rifiutato, si può trasformare in alcuni casi in ricatto professionale), a insulti e minacce verbali verso donne di tutte le età.

«Leggere della condanna di quell’imprenditore che ha palpeggiato una dipendente rappresenta una speranza - spiega Sergio Greco di Cgil Filctem Carpi, da sempre in prima linea per difendere i diritti delle lavoratrici - A Carpi, nell’abbigliamento, il fenomeno delle molestie è molto diffuso. Delle oltre 600 dimissioni date nel 2017, almeno una ventina sono state rassegnate da lavoratori (in prevalenza lavoratrici) arrivate a dire:”Non ce la faccio più a subire rimproveri gratuiti. Non voglio abbassare la testa”. In qualche caso le lavoratrici stanno avviando cause contro i datori di lavoro. Il male si può battere: si può conservare il proprio posto pur combattendo contro titolari che manifestano comportamenti indecenti. Per questo, invitiamo tutte le persone che sono costrette a subire comportamenti vessatori da parte del proprio capo a rivolgersi alla Cgil. Siamo in grado di valutare caso per caso se sia possibile trasformare le dimissioni in trattativa. E lo faremo con assoluta discrezione. In molti casi, infatti, non si arriva a denunciare questi casi perché le addette si vergognano. E, contemporaneamente, rinunciano al posto perché non ce la fanno più. Questo nonostante il periodo di profonda crisi. Le dimissioni di questo tipo sono venti, ma sono centinaia i lavoratori e le lavoratrici che subiscono molestie. Questi atteggiamenti vanno di pari passo con altre scorrettezze. Ad esempio, abbiamo girato decine di fax sul rinnovo del contratto sanitario e l’istituzione del fondo sanitario nato da tre anni. Nonostante il fondo sia sostenuto dalle imprese, alcune aziende artigiane non hanno affisso l’avviso in bacheca. Il non rispettare i diritti, poi, produce concorrenza sleale: chi non li rispetta può praticare prezzi più bassi. Inoltre, un altro problema del comparto tessile è che il contratto è l’unico che non prevede straordinari obbligatori. Eppure a Carpi si fanno centinaia di ore di straordinari. A fronte assumere alcune delle tante persone che non lavorano, o esodati, si caricano di straordinari le lavoratrici» conclude Greco.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google