Viaggio della Memoria, Castellucci con gli studenti a Mauthausen
L’arcivescovo di Modena ha raggiunto i partecipanti: «Combattiamo l’odio»
Il lager nazista di Mauthausen si trova sulla sinistra del Danubio, a circa 25 chilometri dalla città di Linz e a 160 da Vienna. È qui che il Viaggio della Memoria ha portato, nella tappa di ieri, i 430 studenti delle scuole superiori della provincia di Modena. Si diceva, alla vigilia della partenza, della didattica dei luoghi, della maggiore eloquenza delle immagini rispetto a quella delle parole. In questi ultimi giorni di viaggio gli studenti sono stati raggiunti anche dall’arcivescovo di Modena Erio Castellucci. «Durante il periodo fascista e nazista, si era affermato un linguaggio che contrapponeva “noi” e gli “altri” - ha spiegato monsignor Castellucci - Un linguaggio che ha molte analogie con il presente. L’odio entra in modo banale, sussurrando: un viaggio come questo aiuta a sensibilizzare la nostra attenzione, affinché si intercetti quest’odio e lo si contrasti».
«Le emozioni che pensavamo avremmo provato una volta oltrepassato quell’ingresso, vengono annientate da un sentimento travolgente di comunione diretta con il passato non appena giunti in uno dei principali luoghi di morte del '900 - spiega una delegazione di studenti - È mentre osserviamo l’imponente cava di pietra, che sentiamo sulle nostre spalle il peso di un passato difficile da accettare».
E in questo recente passato, ovvero durante il periodo tra la costruzione del lager nell’agosto del 1938 e la sua liberazione da parte dell’esercito americano nel maggio del 1945, in totale a Mauthausen furono deportate 190mila persone, mentre sono almeno 120mila quelle che vi trovarono una morte orrenda. Non la nonna di Caterina Poggioli, studentessa del liceo Morandi di Finale. O almeno, non direttamente. Caterina racconta che in quegli anni alla nonna tolsero tutto ciò che amava: gli affetti, l'identità, la terra. «Del passato preferiva ignorare l'esistenza, mio padre diceva così. Io non l’ho mai conosciuta - spiega - Ma adesso ho visto da cosa stava scappando: dal gelo e dal caldo torrido, con vestiti tanto più grandi di lei, ormai sudici stracci, condannata a morire nella maniera più disumana perché considerata un essere inferiore».
(Hanno collaborato Sara Marchetti ed Eleonora Artioli, 5C liceo Pico ed Edisnalda Shehu, 5D Luosi)
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