Modena, dentro il seminario c’è un museo di fisica tutto da scoprire
Attrezzi scientifici preziosi e antichi costituiscono il cuore di una collezione sempre più apprezzata dagli studenti
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.16543526:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/modena-alla-scoperta-del-museo-del-seminario/92901/93493]]
MODENA. C’è la camera “lucida” dell’ingegnere e fisico modenese Giovan Battista Amici, docente dell’università e nell’800 il principale costruttore di strumenti ottici. Ma c’è anche la pila di Alessandro Volta, la macchina per realizzare i fulmini e studiare l'elettrostatica, oppure un microscopio di fine XIX secolo.
Questi e altre centinaia di oggetti costituiscono il Museo didattico di fisica e scienze naturali del seminario diocesano di piazza San Francesco: un luogo tanto importante, quanto ancora troppo poco conosciuto per i tesori scientifici che custodisce. Proprio quest’anno il luogo - oggi sotto la tutela di don Federico Pigoni, rettore del Seminario evoluto nell’autunno 2008 da don Aronne Magni - compie dieci anni. Certo, qui le classi arrivano: alcune decine ogni anno scolastico e assistono ad esperimenti scientifici realizzati anche grazie alla collaborazione con il Dipartimento di fisica dell’Università.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.16543503:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2018/03/02/fotogalleria/modena-alla-scoperta-del-museo-del-seminario-1.16543503]]
L’ente del seminario da anni è infatti anche inserito nel sistema “Memo” che gestisce i percorsi didattici nelle scuole modenesi, ma certamente per esporre tutto quanto posseduto servirebbero spazi più ampi dentro la struttura religiosa. Ai ragazzi piacciono molto, ad esempio, le 170 tavole di zoologia, botanica, anatomia dipinte a china a metà Ottocento, e sono molto attratti a un pezzo di meteorite extraterrestre caduto oltre un secolo fa in Brasile e giunto a Modena per chissà quali via.
E anche le decine di farfalle recuperate in tutto il mondo e donate di recente dal commercialista modenese Pietro Marelli impressionano tanti alunni per la cura con cui sono collezionate e i colori delle loro ali. Il personale che quasi ogni giorno accoglie le classi e i docenti presso l'ex convento dei Francescani in corso Canalchiaro è del resto entusiasta. C’è Carmen Magnani, ex prof di matematica al Muratori che dirige l’ente: «Don Aronne, il fondatore, insegnava al seminario matematica e fisica ed era un parroco che unisce scienza e religione. Quando chiuse il liceo interno al seminario, don Aronne non si arrese e con il fratello Lauro ha recuperato tutto il materiale didattico. Tutto è catalogato e conservato in vetrine, successivamente abbiamo avviato la collaborazione con l’associazione Memo con itinerario “Vedere la fisica e non solo”. Tra gli oggetti che io preferisco ci sono antichissimi proiettori e strumenti che hanno anticipato il cinema. Unici, in Italia, sono i panescopi, antichi proiettori di Carlo Bonacini».
Il museo a ogni passo porta una sorpresa, come spiega, il collaboratore di Unimore Giorgio Casalini: «Il nostro museo permette alle scuole di assistere a esperimenti legati a meccanica, ottica, elettrostatica, elettromagnetismo. Del resto per fare un museo occorrono materiali che altri non hanno, com’è il caso della macchina bi-stadio per creare il vuoto oppure della macchina che permette di ridurre in scala ampi edifici. Abbiamo anche un antico antenato di inizio ‘900 della macchina da scrivere ed esponiamo anche un ottimo esemplare di cannocchiale galileiano».
Il museo di corso Canalchiaro 149 è aperto due giorni a settimana, basta chiamare il numero 059.217130.
Stefano Luppi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
