Arsom, dimissioni per giusta causa
Carpi. Secondo Fiom è l’unica via rimasta ai 24 lavoratori per avere la Naspi
In una nota diffusa ieri da Angelo Dalle Ave di Fiom-Cgil Carpi il sindacato afferma che «non si può che definire disastroso l'esito del tavolo di crisi per l'Arsom convocato presso il Municipio di Carpi, dopo il rinvio del 22 febbraio scorso, allo scopo di verificare la possibilità di continuità aziendale e l’erogazione di almeno una parte delle tre retribuzioni non corrisposte. Per l'azienda, contrariamente all’incontro del 22 febbraio, era presente anche il socio di maggioranza. L'incontro non ha potuto che constatare la totale indisponibilità della proprietà ad affrontare una seppur remota possibilità di continuità aziendale e a breve si procederà con la messa in liquidazione della società con fallimento in proprio. Le istituzioni hanno chiesto che l'azienda provveda ad attivare una procedura di licenziamento collettivo per cessazione con accordo sindacale, ma anche questa minima condizione è stata rifiutata, a detta dell'azienda per insostenibilità dei costi».
«Senza abbandonarsi allo sconforto - continua il sindacato - si è poi ragionato sugli strumenti a disposizione per il sostegno economico e la ricerca di nuova occupazione. Su questo ultimo punto verranno esaminate, da parte istituzionale, tutte le strade per favorire la rioccupazione, attraverso progetti formativi e per i casi più delicati avvalendosi delle consulenze e degli aiuti offerti dai servizi sociali comunali. L'unica possibilità che rimane ai 24 lavoratori dell'Arsom per ottenere dall'Inps il sostegno al reddito derivante dalla Naspi (disoccupazione) è la dimissione per giusta causa, visto il mancato pagamento delle tre retribuzioni. Forse l'unico elemento non negativo è la dichiarazione aziendale di consegnare le buste paga e tutte le documentazioni che permetteranno di ottenere i sussidi pubblici e adempiere agli obblighi fiscali. Per le spettanze non corrisposte occorrerà attendere altri mesi per insinuarsi nel fallimento e tramite il Fondo di Garanzia Inps recuperare il Tfr e una parte delle retribuzioni non corrisposte».
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