Bimbo morto per le botte, 5 anni alla madre
Il caso in via Sigonio: la donna ritenuta colpevole di omicidio preterintenzionale, un anno al compagno
La mamma ha patteggiato una pena di a 5 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale, mentre il suo compagno quella di un anno e tre mesi per autocalunnia e omissione di soccorso. Si è conclusa così ieri mattina in tribunale a Modena il processo con rito abbreviato nei confronti della mamma del bimbo di 3 anni e 8 mesi, morto il 14 gennaio dello scorso anno per le percosse nel minialloggio di via Carlo Sigonio. Un caso che scosse l’opinione pubblica man mano che diventava chiaro che non si trattava di un decesso per cause naturali ma per gravi maltrattamenti e percosse. L’inchiesta condotta dal pm Luca Guerzoni aveva portato al rinvio a giudizio degli indagati. La madre, una 28enne moldava ex prostituta, era accusata di omicidio preterintenzionale non colposo (difesa dall’avvocato Stefania Ascari) e il compagno di lei, un 39enne albanese, accusato di autocalunnia. La vicenda dunque. Sulle prime, ai medici del 118 accorsi nell’alloggio, trovando il bambino in condizioni critiche, la madre spiegò che il giorno prima aveva avuto una seria indigestione. Ma certe ecchimosi estese e altri lividi in varie parti del corpo notate nell’immediatezza del soccorso (il bambino è morto poco dopo l’arrivo al Policlinico) hanno insospettito i medici. A quel punto l’autopsia è diventata determinante per far luce sull’accaduto. Non a caso la Medicina Legale ha condotto un’indagine prudente e capillare che ha richiesto mesi prima di arrivare a una relazione finale. Nel corso dell’autopsia si è infatti scoperta l’infezione collegata alla rottura del mesentere; a sua volta la rottura sarebbe stata causata da una botta violenta o per una caduta o per percosse. Se si aggiungevano i numerosi lividi sparsi sul corpo e anche una frattura, il quadro diventava sempre più fosco.
Nel frattempo i carabinieri hanno svolto indagini su cosa accadeva dentro quel minialloggio di via Sigonio. Il primo passo della coppia è stato fatto dal compagno della madre. L’uomo si è autodenunciato ai carabinieri e alla Procura come responsabile del decesso. Una versione poco credibile probabilmente dettata dalla decisione di sacrificarsi al posto della donna, che in quel periodo era in attesa di un secondo figlio, del quale era padre. Ma in febbraio è stata proprio la madre ad andare dal pm Guerzoni per confessare. Ha raccontato al magistrato che il giorno prima del decesso - il giorno dell’iniziale versione dell’indigestione da lei segnalata ai medici del 118 - in realtà lei era tornata casa dal lavoro ed era stanca. E subito il suo compagno ha cominciato a lamentarsi del bambino, a dire che lo importunava. Una litania che lei conosceva bene. E questa volta è esplosa la sua rabbia. Ha picchiato duramente il figlio. «L’ho picchiato perché faceva i capricci. Volevo che smettesse di piangere, ma non pensavo potesse morire», ha confessato. Ieri la condanna.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
