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Telecamere decisive e quel sangue trovato sul furgone...

Telecamere decisive e quel sangue trovato sul furgone...

Camion frigo del fermato ripreso mentre raggiunge la stalla Il movente: pretendeva una ricca buonuscita dall’azienda

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ZOCCA. Si vantava dei suoi trascorsi burrascosi, esternava spesso le sue minacce e in paese in tanti lo descrivevano come un violento, proprio perché, probabilmente, avevano avuto modo di parlare con i fratelli Bertarini, di intercettare le loro preoccupazioni. Anche gli stessi carabinieri, alla luce delle denunce presentate sia da Ugo Bertarini che dalla figlia, l’ormai ex moglie di Rainone, conoscevano la sua indole, il suo comportarsi da stalker. In base a testimonianze raccolte, sostengono gli investigatori, è assai probabile che il movente, la causa scatenante che ha portato alla lite violenta sfociata nel duplice omicidio, sia una mera questione di soldi.

I due fratelli anziani, pur continuando a lavorare nella ditta, in pratica a portarla aventi loro due, avevano lasciato tutto alla figlia e a Rainone solo l’uno per cento. Rapporti deteriorati con i fratelli, rapporto spezzato con la moglie, Rainone pare volesse una buonuscita, una grossa somma per andarsene definitivamente. Lui, che faceva ben poco in quella ditta, come dicono i carabinieri, pretendeva parecchio denaro per chiudere ogni partecipazione e ogni rapporto. Ma i fratelli Bertarini non volevano cedere alle sue richieste e da qui le liti.

Rainone, in base alla ricostruzione dei carabinieri, lunedì mattina si sarebbe portato all’azienda agricola verso le 8. Un appuntamento consolidato: Ugo, che abitava accanto all’azienda e il fratello Breno davano da mangiare ai cani da caccia nella stalla. Con loro quasi sempre c’era Angelo. E lunedì mattina il “solito” incontro si è trasformato nel duplice omicidio: quindici colpi di roncola a testa, micidiali, profondi. Una mano con dita tagliate da quell’attrezzo con falce e scure, altre ferite, forse anche alla schiena, su una vittima che cercava di uscire, sfuggire alla furia dei colpi. Poi Angelo, dopo aver gettato la roncola della morte in un secchio pieno d’acqua, risale sul furgone frigo della ditta e torna a casa. I suoi passaggi sono stati “tenuti d’occhio” da parecchie telecamere installate lungo i vari tragitti e percorsi effettuati da Rainone, nell’arco di tempo in cui è stato consumato il delitto. Il 57enne ha bruciato il giaccone e il maglione (tracce ritrovate in casa) e poi, come se nulla fosse e senza lasciare nulla trasparire, è tornato fuori, passando la giornata come sempre, tra chiacchiere, bar e partite a carte. Sempre nell’abitazione i Ris, grazie all’utilizzo del Luminol, la sostanza che evidenzia tracce ematiche, hanno trovato sangue su una cartellina di colore giallo e in uno straccio. Nel furgone le tracce di sangue erano sui pedali da guida. Infine martedì mattina la scoperta dell’omicidio: subito i carabinieri cercano e bloccano Rainone, l’unico sospettato della vicenda. Ai militari ha raccontato che la mattina di lunedì, nell’ora del delitto, lui era andato in un altro paese del Frignano perché doveva incontrarsi con un professionista con il quale aveva un appuntamento. Situazione smentita inequivocabilmente dalle telecamere. (s.to)

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