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Uccisi in 30 minuti Ecco tutte le bugie raccontate da Rainone

Uccisi in 30 minuti Ecco tutte le bugie raccontate da Rainone

«Mai minacciato nessuno. L’omicidio? Andavo dall’avvocato Sono io il capo dell’azienda». Le motivazioni del fermo

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ZOCCA. Per una giornata intera Angelo Rainone, fermato con l’accusa del duplice omicidio dei fratelli Ugo e Breno Bertarini, è stato di fatto un uomo libero. Prima di contestargli il provvedimento, infatti, il pubblico ministero Lucia De Santis ha voluto avere riscontri sul racconto che il 57enne aveva proposto in caserma a Zocca. Una serie di bugie che, messe in fila e verificate, hanno portato al provvedimento emesso nella notte tra mercoledì e giovedì. Perché nulla di quanto ammesso davanti agli investigatori è risultato credibile a partire dai rapporti che esistevano tra Rainone, il padre e lo zio di Rossana Bertarini, l’ex moglie dell’uomo originario della Campania. Lui ha ammesso di aver avuto alcune liti, ma ha rigettato ogni ipotesi di minacce. Eppure in caserma a Zocca erano state depositate diverse denunce e segnalazioni. Lo aveva fatto Rossana dopo che l’ex marito “violento” aveva anche usato violenza contro il figlio maggiore e avevano segnalato gli atti persecutori anche Ugo e Breno. L’ultima volta era stato a gennaio ed erano in corso - ha riferito il procuratore Lucia Musti - gli atti istruttori visto che la vicenda era stata subito presa in considerazione. Ma a nemmeno due mesi dall’ultima richiesta di aiuto la furia omicida si è scatenata.

In mezz’ora il sospettato avrebbe ammazzato con 30 colpi di roncola le sue vittime. Lo ha fatto nella stalla, che lui conosceva bene visto che lavorava nell’azienda agricola e, addirittura, rivendicava un ruolo di protagonista nella gestione nonostante detenesse appena l’1% delle quote. Le tempistiche del duplice omicidio gli investigatori le hanno dedotte dal rapporto del medico legale e soprattutto grazie alle telecamere di videosorveglianza delle aziende private. Che immortalano il Fiat Scudo in uso a Rainone, pur essendo intestato alla società, dirigersi verso l’azienda agricola di Lame intorno alle 7.40 di lunedì 26 febbraio e andarsene mezz’ora dopo, ripercorrendo le strade del quartiere artigiano di Lame. Evidentemente l’indagato non aveva pensato al “grande fratello” tanto che ai carabinieri e al pm De Santis aveva invece raccontato tutta un’altra storia: era uscito dalla casa dove vive in affitto a Montalto intorno alle 9 con l’obiettivo di raggiungere l’ufficio di un avvocato di Pavullo. Lo stesso legale indicato dai fratelli Bertarini quale unico referente per le chiavi dell’azienda agricola. Perché per togliersi di torno Rainone, Ugo e Breno, insieme a Rossana, avevano deciso di cambiare le serrature e spostare la sede dell’azienda agricola Monte San Giacomo dall’abitazione di Ugo in un ufficio di Zocca. Almeno in quel modo lo scomodo parente non avrebbe più avuto accesso alla casa dell’ex suocero, facendo valere la sua irrisoria, ma determinante quota societaria, la causa scatenante di una situazione che si trascinava da mesi. (fd)

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