Alla mostra per vestire i panni dei profughi
Pavullo. “In fuga dalla Siria”: i visitatori vivono l’esperienza di chi fugge dalla guerra e cerca speranza
PAVULLO . Vivere un'ora nei panni di un profugo siriano in fuga dalla guerra, che ha venduto casa e tutto per 20mila dollari e da solo, o con famiglia, intraprende un “viaggio della speranza” in occidente di incertissimo destino. Il più delle volte tragico.
È l'opportunità speciale, dal lato umano prima che conoscitivo, che offre per una settimana (termina l'11 marzo) la mostra, a ingresso libero, “In fuga dalla Siria – Se fossi costretto a lasciare il tuo Paese, che cosa faresti?”, inaugurata ieri nella Galleria dei sotterranei del Palazzo Ducale di Pavullo. A volerla, le Parrocchie (che hanno avuto gli ambienti dal Comune): hanno pensato di riproporre (attraverso Andrea Pasini, responsabile organizzativo) il cammino ideato dal gruppo del “Granello di Senapa” della diocesi di Reggio, grazie al lavoro di tanti volontari e la collaborazione della Caritas, che durante la settimana accoglierà gli studenti di quarta e quinta superiore. Un'esperienza dunque, più che una mostra, che in un'oretta permette col meccanismo dello storygame di assumere identità (con un passaporto) e (in parte) abiti di un profugo (qualsiasi profugo in realtà, non solo siriano). Per attraversare il deserto e imbarcarsi (sia da solo che con un “gruppo famiglia”) verso l'occidente, andando incontro a tre destini: raggiungimento della destinazione, “sospensione” in un limbo fatto di campi e carceri, oppure morte.
«L’esito finale ripercorre la casistica vera – ha detto Francesca Cintori nella presentazione – per cui non stupitevi se quest'ultimo sarà il destino della maggior parte di voi».
Al termine, storie reali da leggere. In mezzo, il vaglio di un “traghettatore” che vuole sapere i motivi del viaggio, persone che potrebbero aiutare, tante spese e anche un banco dei pegni, finiti i soldi. «È un'esperienza che ci chiede di fermare i giudizi: non dobbiamo dire se siamo pro o contro i profughi ma immaginarci per un attimo di essere al loro posto – ha sottolineato il parroco don Montecchi – facendoci prossimi all'altro».
Orari: oggi e il 10 marzo 16-19, l'11 marzo 11-13 e 16-19. Info: 0536.29964 e 392.7250389.
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