Un viaggio della memoria che cambia la vita
I commenti commossi degli studenti del “Volta” che col prof. Monti hanno visitato i lager nazisti
Sono tornati a scuola i ragazzi e i professori che hanno partecipato al “Viaggio della memoria”. La visita in Polonia e nei campi di sterminio e concentramento viene organizzata ogni anno con lo scopo di sigillare nella memoria degli studenti i drammi vissuti in quei luoghi meno di ottanta anni fa, per farli tornare a casa più consapevoli e determinati a creare un futuro che non assomigli a quel passato così pieno di dolore.
Tra le diverse decine di studenti sassolesi che hanno preso parte al progetto, ci sono anche dei ragazzi del Volta, accompagnati dal professor Alberto Monti dell'Ipsia. «Anche noi insegnanti abbiamo molto da imparare da queste esperienze – afferma il docente – perché ci fanno capire che il nostro dovere è anche insegnare ai giovani a discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e un viaggio del genere ti fa capire molto bene che cos’è sbagliato tra le cose che l’uomo ha fatto».
Monti poi sottolinea come l’esuberanza giovanile non abbia stonato con i momenti di riflessione che diventano inevitabili di fronte a certe realtà.
«Ulisse ci insegna – spiega – che una delle capacità che gli uomini devono avere è quella di capire qual è il comportamento più adatto per le singole situazioni: quando è ora di essere esuberanti è giusto che i giovani lo siano, ma sono ugualmente capaci, quando è il momento, di raccogliersi in silenzio». Gli studenti Francesco Lossi, Aiman Dagham e Francesco Corniola hanno usato, invece, poche parole per parlare del viaggio, quasi a voler sottolineare che parole non ne possano esistere per descrivere certe tragedie. Tutti erano però d’accordo nel ripetere la frase: “Non deve accadere mai più”. «Ho scelto di partecipare – afferma Francesco – per imparare le cose che puoi capire solo con gli occhi e non sui libri, come le atrocità che hanno vissuto queste persone. È sicuramente una esperienza che mi ha segnato moltissimo». Aiman si è definito toccato e impressionato dai livelli che può raggiungere la cattiveria umana. «Non è qualcosa che si può esprimere, – dichiara – si può solo guardare e per me resta comunque inimmaginabile. La cosa che più mi ha colpito è stata il campo di Mauthausen e la scalata della morte, dove facevano salire i prigionieri sulle cave con dei sassi e poi, per divertimento, li buttavano giù». Francesco invece racconta che ha voluto partecipare alla visita per toccare con mano ciò che viene omesso dai libri. «È stato davvero brutto e commovente scoprire tutte quelle atrocità. La cosa che più mi è rimasta dentro è sicuramente il dispiacere che ho provato nel vedere le baracche, nel sentire tutto quello che hanno dovuto subire quelle povere persone».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
