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Non poteva vedere i figli I carabinieri fanno ricorso

di Serena Arbizzi
Non poteva vedere i figli I carabinieri fanno ricorso

Salvatore Franco ottiene un inaspettato aiuto per opporsi alla Corte d’Appello Il nuovo giudice stabilisce che potrà raggiungere la sua famiglia a Napoli  

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Potrà ritornare a casa e riabbracciare i suoi figli dopo un lungo periodo trascorso senza poterli vedere, a causa di una misura cautelare che pendeva su di lui. Misura che è stata revocata dal giudice dopo che, insieme ai carabinieri della Compagnia di Carpi, ha presentato istanza alla Corte d’Appello perché il suo caso fosse riesaminato.

Salvatore Franco è stato condannato nel 2011 a una pena di 10 anni di carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Cassazione ha scontato di due anni e otto mesi la pena detentiva, stabilendo un periodo in cui Salvatore avrebbe potuto finire di pagare il proprio debito con la giustizia agli arresti domiciliari. Su di lui, però, pendevano altre due misure cautelari importanti: il divieto di espatrio e il divieto di dimora in Campania, regione dove abita la moglie con i tre figli, di cui l’ultimo nato appena tre mesi fa. Salvatore Franco ha così trovato alloggio da suo fratello Alfredo e dalla cognata Nunzia che abitano a Carpi. «Mio fratello e mia cognata, così come mia sorella Sofia e mio cognato Enzo che vivono a Torino mi sono stati molto vicino in questa fase - racconta, commosso, Salvatore - Grazie a mio fratello ho potuto avere una casa, in questo periodo in cui non potevo nemmeno avvicinarmi a mia moglie e ai miei figli. Desidero poi ringraziare profondamente il comandante e la Compagnia dei carabinieri di Carpi : a loro ho affidato il mio memoriale e loro lo hanno inoltrato al magistrato della Corte d’Appello della quinta sezione di Napoli che ha accolto la richiesta di togliere la misura cautelare che, dopo il carcere, pendeva ancora su di me. Voglio inoltre ringraziare anche la Caritas e la Diocesi di Carpi che mi hanno aiutato economicamente in questo periodo durissimo, in cui non avevo nulla, dopo quasi sette anni scontati in galera, tra Secondigliano e Modena. So di avere sbagliato e ho pagato per questo: allo stesso tempo, però, se non si ha la possibilità di ricongiungersi con la famiglia per il divieto di dimora, diventa molto dura pensare di potercela fare. Il 22 luglio dello scorso anno sono uscito di galera con 315 giorni di liberazione anticipata. Da lì è iniziato un altro tipo di calvario, però: il non potere più riabbracciare i miei tre figli che hanno, rispettivamente, 16 anni, 10 anni e tre mesi. Ho visto il volto di mio figlio soltanto tramite fotografie inviatemi da mia moglie col telefonino. A settembre, poi, sono stato colpito da infarto e mi hanno sottoposto a un intervento di angioplastica: ho, quindi, necessità di cure e controlli periodici. Anche mia moglie purtroppo non ha reddito e, da qualche mese, sono costretto a vendere porta a porta calzini per riuscire a racimolare quei pochi euro al giorno che mi consentono di mangiare».

Franco vuole lanciare un appello. «In carcere e in questi mesi di lontananza ho capito il valore della famiglia . Ho espiato il mio debito verso la giustizia e ora voglio cambiare vita, per me e i miei figli. Se qualcuno fosse disposto a darmi l’opportunità di “rinascere”attraverso un lavoro la mia riconoscenza sarebbe infinita».

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