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Modena, da Fini a Samorì: un hotel di lusso e il ristorante diventerà un salone

di Carlo Gregori
Modena, da Fini a Samorì: un hotel di lusso e il ristorante diventerà un salone

Modena. L’asta è stata aggiudicata al prezzo di 6 milioni e mezzo dalla sua Gestione Grandi Hotels Central Park  L’avvocato: «Albergo sul modello del Four Seasons di Milano con bar aperto a tutti. Sparirà la cucina»

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MODENA Addio per sempre alla grandeur del Ristorante Fini: non ci saranno più sale apparecchiate e la sua raffinata cucina. Lo spazio diventerà un’estensione dell’hotel cinque stelle che rinascerà ancora più lussuoso. Parola di Gianpiero Samorì, il docente universitario avvocato e uomo d’affari che si è aggiudicato all’asta giudiziaria il complesso di edifici antichi che fino a qualche anno fa appartenevano alla famiglia Fini. Lo ha fatto tramite la sua società Gestione Grandi Hotels Central Park.

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LUSSO ED ELEGANZA. Un progetto ambizioso che l’avvocato spiega in poche parole: «Il nostro riferimento sarà il Four Seasons Hotel di Milano. L’obiettivo è dare un servizio di lusso ed eleganza di quel livello». Per questo è già in corso una progettazione che prevede una ridefinizione completa degli spazi finora assegnati al ristorante fondato nel 1912 da Telesforo Fini e gestito fino a suo nipote Vittorio e agli spazi dell’ex hotel San Francesco che aveva creato e gestito la sorella Anna Maria Fini negli spazi del palazzo adiacente. «L’hotel sarà più lussuoso di quello precedente. Abbiamo previsto sul lato posteriore, che dà su piazza Redecocca, un bar aperto a tutta la città, potranno accedervi tutti, anche chi non è cliente dell’hotel».

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RISTORANTE ADDIO. E il ristorante? «Sparirà. Stiamo studiando per il piano superiore un centro congressi e convegni che sia aperto anche a meeting e a feste di laurea. Sotto, dove si trovava il ristorante, ci sarà una sala rinfreschi. Ma non faremo ristorazione: utilizzeremo il servizio di catering esterni». Grandi progetti anche per il foyer del futuro hotel che, come quello del Four Season, è pensato per diventare un punto di riferimento per gli incontri in città, anche quelli di affari. E poi le stanze da ripensare in una chiave diversa dalla gestione del “leoncino rampante”, simbolo del brand dei Fini (niente a che fare con l’attuale Gruppo Fini). Insomma, un progetto architettonico in grande stile che richiede ingenti capitali, oltre i sei milioni e mezzo impegnati per aggiudicarsi in prima battuta e a prezzo pieno l’asta giudiziaria dell’esecuzione immobiliare per pagare i debiti lasciati dalla Rua Frati Srl di Vittorio Fini per il mutuo mai saldato alla Banca Popolare di San Felice; un mutuo da 15 milioni acceso intorno al 2004 proprio per ristrutturare il ristorante e che, col crollo dei valori immobiliari, nel corso degli anni ha aumentato il suo valore ben oltre quello dell’edificio stesso.

PRESTO IL CANTIERE. Anche sui tempi l’avvocato è determinato. Spiega Samorì: «Contiamo di inaugurare il nuovo hotel entro settembre». Non lo spaventano i tempi burocratici per la consegna delle chiavi. «Ci siamo aggiudicati l’asta, pagheremo l’intera somma entro una settimana, poi prenderemo possesso dell’immobile e inizieremo i lavori». Samorì conclude promettendo grandi sorprese per i futuri spazi, l’interior design, l’arredamento e la funzionalità del futuro albergo. L’entusiasmo che traspare dalle sue parole è quello di una visione futura che cancella per sempre il passato di un luogo per decenni considerato un riferimento nazionale per la gastronomia.

FINE DELL’ERA FINI. Lì è finita la storia dei Fini lì e lì inizia un nuovo capitolo, quello di Samorì. L’insegna del Ristorante Fini attaccata alla facciata, che un tempo svettava anche nelle cartoline dei saluti da Modena, non c’è più: è stata tolta anni fa. Segni della presenza dei Fini ce ne sono pochissimi. Ormai il ricordo del fasto gastronomico e dell’ospitalità legato a quel cognome appartiene alla storia cittadina, quando il padre di Vittorio, Giorgio - colui che portò al culmine la fama del ristorante ereditato da Telesforo, nelle vecchie foto mostrava il celebre carrello dei bolliti o faceva cenno di accogliere i clienti nell’atrio.

Samorì è evidentemente convinto che quel luogo è perfetto per un’accoglienza di lusso a Modena, che in effetti oggi manca (il riferimento è tornato il Baglioni di Bologna, unico cinque stelle in zona). Pare però di capire che il suo progetto includa anche la città: l’hotel offrirà spazi aperti ai modenesi per incontrasi. È un progetto troppo ambizioso per una città di 185mila abitanti? O è invece adatto a una città local che vive di affari global? Quale che sia la risposta giusta, resta il fatto che Samorì e le sue società sono in piena attività in città. Oltre a questo affare, è in pieno svolgimento il tentativo di riportare in vita il Modena Calcio dopo il fallimento (anche con la partecipazione di altri capitali). Dopo anni di basso profilo pubblico, chiuso dentro il suo quartier generale di corso Vittorio Emanuele II, schivo e poco propenso alle apparizioni in pubblico, Samorì si sta aprendo alla vita cittadina con progetti impegnativi che richiedono grandi risorse finanziarie.

IL GRANDE AFFARE. L’acquisto dell’Ex Fini, in ogni caso, costituisce per lui un investimento importante: nella forbice di possibili prezzi, secondo gli addetti ai lavori, il valore minimo degli immobili oggi è quello fissato dalla perizia disposta dal giudice in vista dell’asta: 8,5 milioni. La differenza è quindi di quasi due milioni di euro. Un affare immobiliare come pochi tra quelli conclusi a Modena nell’ultimo decennio.


 

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