No austerity, sì alla crescita e al piano Cottarelli La ricetta del prof Roventini
Il 41enne mirandolese, designato da Di Maio come ministro dell’Economia «Si è privatizzato troppo, con la svendita di imprese strategiche per l’Italia»
No all’austerità. Sì alla realizzazione del piano Cottarelli e all’eliminazione di agevolazioni fiscali inutili e improduttive. Questi alcuni dei punti chiave rivelati dal mirandolese Andrea Roventini, scelto dal leader nazionale del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio come ministro dell’Economia. Roventini, professore associato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, si è laureato con il massimo dei voti, nel 2001 alla facoltà di Economia al Foro Boario a Modena. Durante gli anni dell’università ha spesso confrontato le proprie idee con i componenti nell’associazione Teorema, fondata dal pioniere del tessile carpigiano Renato Crotti per discutere su liberismo e liberalismo.
Roventini, 40 anni, si definisce keynesiano eretico ed è coautore di due studi empirici che analizzano la frequenza di crisi profonde e periodi di crescite elevate e le performance dei modelli standard nello spiegare l’esistenza di questi fenomeni.
«Sin da quand’ero studente a Modena ho capito che la teoria macroeconomica dominante non può condurre a una crescita soddisfacente - ha dichiarato Roventini - Le pesanti crisi e la recessione che si è abbattuta sul mondo a partire dal 2008 sono il frutto di teorie sbagliate, incentrate sul liberismo e deregolamentazione sfrenata dei mercati finanziari».
Sul fronte della legge Fornero, Roventini prevede un superamento della riforma basata sul fatto che dopo 40 anni un lavoratore ha il diritto di andare in pensione.
Per ridurre il debito il prof non intende usare le privatizzazioni. «In questi anni si è privatizzato troppo, con il risultato che imprese strategiche per l’Italia sono state svendute senza che ci fosse una ripercussione sul rapporto tra debito e Pil».
Tra le priorità del ministro dell’Economia in pectore proposto dal Movimento 5 Stelle, oltre a quella di stimolare la crescita, c’è la maggiore regolamentazione in sede europea del sistema finanziario. «Nella maggior parte dei paesi sviluppati c’è troppa finanza e poca economia reale e questo porta a crisi sempre più devastanti, salvataggi pubblici molto costosi». Roventini è inoltre contrario a politiche di austerità che si «rivelano autodistruttive, danneggiano l’economia senza stabilizzare i conti pubblici». Il candidato ministro dialoga da anni con Bruxelles e sta partecipando a tre progetti di ricerca finanziati dalla Commissione europea.
Roventini, come ha ricordato Di Maio vanta un record di pubblicazioni che lo colloca fra il top 10 % mondiale degli economisti e il top 5% nazionale. E lo ha definito come simbolo di «gioventù, merito, eccellenza scientifica e indipendenza politica».
Serena Arbizzi
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