Elezioni 2018/ Modena, Muzzarelli scarica il compagno Renzi
Il sindaco a ruota libera: «Dopo tre sconfitte passi la mano Mi preoccupa la Lega. Ricandidato? Sì con idee condivise»
Un giorno per metabolizzare, poi anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli dice la sua in modo articolato, tra una giunta e un incontro, per analizzare una situazione che inciderà non poco sulle prossime scelte politiche.
Un voto o uno tsunami?
«Un voto, anche se capisco che tsunami è un buon titolo per descrivere una pesante sconfitta. Ma è la democrazia. E in democrazia c’è sempre la possibilità di cambiare e risollevarsi».
Dove stanno la responsabilità del disastro Pd?
«Stanno prima di tutto nel fatto di avere ignorato che una parte del Paese soffre e non beneficia della ripresa in corso. È paradossale: al governo abbiamo cambiato molte cose, ma la nostra proposta di cambiamento per il futuro è stata debole. Nel nord ha pesato l’insicurezza di fronte all’immigrazione, nel sud la crisi economica. In secondo luogo non abbiamo fatto abbastanza per impedire la divisione della sinistra. In terzo luogo abbiamo concesso troppo al centralismo e perso di vista il valore dei territori e delle autonomie».
Quanto era prevedibile? Quanto ve lo aspettavate?
«Era nell’aria. Qualche antenna c’è ancora. Ma non è bastato a correggere la rotta».
Il tempo di Renzi è finito? Quello del Pd?
«Dopo tre sconfitte consecutive è giusto che Renzi passi la mano. Quanto al Pd ci sono oltre 6 milioni di voti, donne, uomini e speranze da rappresentare. Ci sono storia e cultura, passione politica, valori e un progetto politico che non svaniscono per un sconfitta elettorale. A patto di capire la lezione e di rimettersi con umiltà al servizio dell’Italia e degli italiani. Siamo nati per questo, o no?».
Si aspettava un'assunzione di responsabilità più chiara da parte del segretario nazionale?
«Assolutamente sì. Dare tutta la colpa a Renzi sarebbe solo una facile scappatoia, ma non è nemmeno accettabile il contrario e cioè che la responsabilità sia solo degli altri. Renzi ha il diritto di dire la sua, ma ora la discussione sul che fare deve essere aperta e libera, con tutti i nostri iscritti e simpatizzanti. Siamo un partito democratico, non una monarchia dove il re abdica e detta politica e successione».
Come si pone oggi il problema della leadership del maggior partito del centrosinistra?
«Prima dei nomi discutiamo la politica. Nel Lazio, nello stesso giorno, abbiamo vinto. Abbiamo vinto con la sinistra unita. Poi mi pare che dobbiamo decidere cosa fare in Parlamento. Che non spetta a noi proporre il governo lo hanno deciso gli elettori, ma dire, prima ancora di sapere se ci sarà un governo, che noi faremo sempre opposizione intransigente mi sembra una specie di Aventino. Prima dei calcoli di partito, giusti o sbagliati, viene l’Italia».
Più preoccupato dalla Lega o dai Cinquestelle?
«Dalla Lega. Non la demonizzo, ha preso voti popolari che dobbiamo capire, ma è la destra, la destra anti-europea e xenofoba. Ed è un pezzo della destra che ci aveva portato sull’orlo della bancarotta».
Il Pd in provincia perde 50mila voti: a chi li ha regalati? Più alla Lega, più ai Cinquestelle o sono astensionisti?
«Prevalentemente ai Cinquestelle e all’astensionismo. Molto meno alla Lega».
Liberi e Uguali non ha sfondato, ma sono voti che farebbero comodo al Pd: si augura che l'alleanza continui almeno in città?
«Io sono per l’unità del centro sinistra, non lo dico solo ora. E penso che dopo questo voto anche in Liberi e Uguali potrà prevalere la consapevolezza che senza il Pd la sinistra di governo è senza prospettive. Così come una sinistra europea ispirata a principi socialisti e democratici».
Abbiamo ricostruito ieri il consiglio comunale con i voti di questa elezione, un semplice esercizio per capire l’aria che tira. Sarebbe ballottaggio sicuro ma piuttosto in bilico: preoccupato per il 2019?
«Certo che sono preoccupato, anche se il voto del Lazio conferma che non c’è mai perfetta coincidenza fra il voto nazionale e quello locale. Modena è in movimento, le cose accadono, e spero che sapremo spiegare ai modenesi che è giusto andare avanti e non fermarsi a metà del guado».
Ci ha ripensato o si ricandiderà?
«La mia ricandidatura non dipende dal voto di domenica, ma dal lavoro di squadra che stiamo facendo e dalla condivisione di una idea di futuro per Modena, nel centrosinistra e oltre».
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