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«Spese pazze, Vecchi fu corretto»

«Spese pazze, Vecchi fu corretto»

Rimborsi: l’ex consigliere regionale Pd assolto in appello dalla Corte dei Conti

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«Le spese sono da considerarsi inerenti rispetto ai fini istituzionali del Gruppo Consigliare con conseguente insussistenza di un danno per le finanze della Regione Emilia-Romagna». Rientrano, si legge nella sentenza, in un criterio di ragionevolezza per spese che servivano a rappresentare il gruppo del Pd durante manifestazioni nazionali. Quindi non erano ad uso personale. Esiste poi un’autonomia nell’uso delle risorse che la Regione rimborsa la consigliere regionale ma la Corte dei Conti Emilia-Romagna non hanno mai fatto contestazioni specifiche sulle sue spese. Per questi motivi Luciano Vecchi, ex consigliere Pd, e il suo capogruppo dell’epoca Marco Monari non dovranno più pagare 7217 euro a testa per risarcire le spese rimborsate che in primo grado non avevano trovato giustificazione giuridica. La sentenza della Prima sezione della Corte d’Appello della Corte dei Conti è severa verso i colleghi di Bologna, al punto che li obbliga a pagare tremila euro di spese legali per Vecchi e Monari.

Per Vecchi è un altro passo avanti verso al fine della sua inclusione nei controlli e processi per il caso “Spese pazze in Regione». Dopo il Tribunale di Bologna, anche la Corte dei conti assolve l’ex consigliere regionale modenese da ogni addebito relativo alla vicenda delle spese dei Gruppi consiliari della Regione Emilia-Romagna. Ecco la sua dichiarazione:

«Ho appreso con grande soddisfazione che, al termine di un percorso giudiziario lunghissimo e doloroso, la Corte dei Conti, in sede di appello, ha annullato la sentenza di condanna nei miei confronti e mi ha definitivamente prosciolto da ogni addebito, riconoscendo la correttezza formale e sostanziale dei miei comportamenti.” Così ha dichiarato oggi l’ex consigliere regionale modenese del Partito democratico Luciano Vecchi, all’indomani della sentenza, relativa alle spese dei Gruppi consiliari della Regione Emilia-Romagna, con cui la Corte dei Conti, in appello, ha annullato la sentenza di primo grado ed ha affermato la totale infondatezza degli addebiti a lui rivolti. “Questo verdetto – prosegue Vecchi – avviene peraltro poche settimane dopo analoga sentenza del Tribunale di Bologna che, sul piano penale, mi ha assolto da ogni addebito»

«In questo modo si è riconosciuta la mia onestà, il fatto che ho sempre rispettato la Legge e che sono stato coerente, nella mia azione politica ed amministrativa, con quei principi di Disciplina e Onore che devono caratterizzare chi serve, nelle Istituzioni, il pubblico interesse». In particolare la sentenza contabile di secondo grado riconosce due aspetti chiave di questo controllo (che coinvolge per motivi simili anche il neosenatore modenese Enrico Aimi di Forza Italia): riconosce la correttezza delle spese in quanto rientranti nelle categorie definite dall’Ufficio di Presidenza con propria delibera e afferma l’insussistenza di qualsivoglia condotta lesiva degli intimati, anche in considerazione del fatto che gli stessi hanno fornito allegazioni ed elementi di prova.

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