In coma per un pugno al campo nomadi
Mirandola. Luciano Cavazza colpito da un 31enne che vive nelle roulottes abusive di via Manuzio: è caduto battendo il capo
MIRANDOLA. Luciano Cavazza, 54 anni, domiciliato nel campo nomadi abusivo dietro al cimitero, ancora ieri sera versava in condizioni disperate all’ospedale di Baggiovara, nel reparto di rianimazione. È in coma, ed è stato sottoposto ad un intervento chirurgico, per tentare di salvargli la vita.
Ha sbattuto la nuca all’esito di una lite, sfociata in un violento cazzotto, che gli ha fatto perdere l’equilibrio.
A sferrare il pugno del grave incidente “preterintenzionale” è stato Umberto M., 31 anni, originario della Campania, ma mirandolese adottivo. È infatti un assiduo frequentatore del campo nomadi, dove di fatto abita, in forza della convivenza con una ragazza. Umberto è stato denunciato ieri per lesioni gravissime dalla polizia del Commissariato di Mirandola.
L’episodio risale a sabato, almeno secondo la prima ricostruzione. Prima ricostruzione, perché come può capitare in queste occasioni complesse ci sono state parecchie mancate spiegazioni, specie nelle prime ore. Luciano infatti è stato soccorso in ospedale a Mirandola, dove nessuno si è dilungato con esattezza a puntualizzare la dinamica dell’incidente: «È caduto...».
Sulle prime non sembrava peraltro così grave. E stato trattato in al Santa Maria Bianca, ma evidentemente l’ematoma interno ha presto manifestato i suoi danni, al punto da rendere necessario un ricovero d’urgenza a Baggiovara.
Dove, rinnovando gli accertamenti clinici, i dubbi sui sono moltiplicati. Cavazza infatti presentava una lesione alla mandibola, non così spiegabile con la caduta e il conseguente colpo alla nuca. Fatto sta che è stata allertata la polizia e a quel punto gli uomini del commissariato hanno messo sotto pressione i possibili testimoni. Fino a ricostruire che Luciano, come spesso gli accadeva, non era proprio in perfette condizioni psicofisiche e di lucidità al momento dell’incidente. E che, come spesso gli accadeva, aveva finito per attaccar briga. Così, nel corso del litigio con Umberto, questi aveva reagito con il pugno che, rompendogli la mandibola, lo ha mandato al tappeto con facilità, forse proprio a causa di quelle condizioni.
Nei mesi scorsi Luciano era stato sospettato per aver dato fuoco a due roulottes del “campo” di via Manuzio. Campo che in teoria non dovrebbe neppure esistere. Tutti i domicilati risultano ancora risiedere a San Martino Spino, in via Doschi Nuovi.
Dove la casa acquistata ai Cavazza e agli altri conviventi dal Comune di Carpi per liberarsene e scaricare la questione su Mirandola, era stata danneggiata dal terremoto di sei anni fa, senza che nessuno ne abbia mai chiesto la riparazione. Risultato: riparazione impossibile e una attuale situazione di... “stabile provvisorietà precaria”. L’incidente non farà altro che rinfocolare indirette polemiche.
Intanto Luciano, reduce da una difficile separazione, è assistito dai fratelli e dai parenti, mentre la polizia mirandolese continua le indagini.
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