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Modena, per gli assistenti familiari presto diritti e previdenza

di Saverio Cioce
Modena, per gli assistenti familiari presto diritti e previdenza

Emendamento approvato, manca la legge attuativa. Incontro a Giurisprudenza con chi sta preparando la nuova normativa che stanzia 60 milioni per i caregiver

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MODENA. Non chiamateli badanti, non hanno nulla a che fare con queste figure anche se svolgono lo stesso incarico. Per gli assistenti familiari, i “caregiver” come si chiamano in inglese, è venuto il momento di un riconoscimento ufficiale, grazie a un’emendamento presentato l’anno scorso e approvato nella legge di stabilità.

Per loro sono previsti, sulla carta, 60 milioni di euro ma manca ancora la legge che disciplina le modalità di erogazione dei contributi anche se uno dei primi atti del nuovo Parlamento potrebbe essere proprio quello di sbloccare questi fondi con una disciplina snella e immediata.

I diretti interessati però non sanno nulla di questa novità legislativa, rimasta nel limbo delle buone intenzioni anche se diventata legge a tutti gli effetti. Stiamo parlando di tutte quelle persone che scelgono di occuparsi a tempo pieno di un familiare gravemente disabile, per cui è scattata la certificazione medica prevista dalla legge 104. Ebbene, per i lavoratori dipendenti ci sono tre giorni al mese di permessi, l’aspettativa fino a due anni, retribuita via Inps, per i casi più gravi e molto di recente anche la possibilità di ricevere dai colleghi delle ferie in prestito, per così dire.

Ma chi non lavora? Per la legge semplicemente non esiste e non ha diritto a nulla, anche se l’accudimento sulle 24 ore fa risparmiare migliaia di euro al mese alle strutture dell’assistenza e della sanità pubblica. Quanto all’assistenza sociale degli enti locali, falcidiata com’è dai bilanci, meglio non parlare.

Di questo universo ignorato se n’è parlato ieri alla facoltà di Giurisprudenza in un seminario coordinato da Giuseppe Pellacani, docente di Diritto del Lavoro nel nostro ateneo, con una forte specializzazione sulle questioni previdenziali.

A salire in cattedra davanti agli studenti sono stati l’ex senatrice 5 Stelle (espulsa assieme ad altri da Grillo per un post di dissenso) Laura Bignami, che ha fatto di questa innovazione il suo cavallo di battaglia, e il suo assistente parlamentare Francesco Comellini.

«I “caregiver” possono essere una novità solo per noi italiani - dice quest’ultima - Tutta Europa ha una normativa specifica per aiutare chi aiuta le persone invalide in famiglia. Persino Grecia e Romania ce l’hanno, mentre noi ne stiamo parlando da vent’anni senza concludere. Adesso, finalmente, si è aperta una porta. Occorre però fissare le regole, in modo da poter spendere i fondi con procedure semplici e automatiche, per non aggiungere altro peso ai famigliari».

«D’ora in poi - aggiunge Bignami - gli assistenti familiari che accudiscono un parente bloccato a letto o in carrozzina non saranno più fantasmi, reclusi a vita, assenti dalla società e inesistenti per lo Stato. Ma persone in grado di avere un ruolo accettato e adeguati riconoscimenti, economici e previdenziali, per le loro attività di assistenza».

Nei prossimi giorni sarà presentato un primo progetto di legge dove verranno definiti i criteri di gravità della malattia, tempi e modi dell’accertamento e tutti gli altri dettagli per far scattare il diritto al contributo economico.

Da questo punto di vista la normativa già in vigore è consolidata anche da numerosi provvedimenti e quindi non dovrebbero esserci problemi.

Ora resta da costruire tutto il resto: quale ente (l’Inps?), quando e come erogare materialmente i contributi, chi deve effettuare gli eventuali controlli.

Ma per migliaia di modenesi attorno ai 50 anni che scoprono di avere i genitori gravemente ammalati l’alternativa è secca: o spendono i risparmi e uno stipendio per pagare una badante, provvedendo anche alle sostituzioni per riposi, ferie e malattie, oppure cercare l’aspettativa o il prepensionamento per poter accudire i propri cari senza privarli degli affetti più cari. Ma senza nessun riconoscimento da parte dello Stato. Almeno sino ad oggi.
 

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