Attrazione balsamica
Mollare tutto per inseguire la propria passione. È quello che ha fatto, diversi anni fa, Guido Paltrinieri, quando ha lasciato un posto di lavoro sicuro in ceramica per seguire la sua passione:...
Mollare tutto per inseguire la propria passione. È quello che ha fatto, diversi anni fa, Guido Paltrinieri, quando ha lasciato un posto di lavoro sicuro in ceramica per seguire la sua passione: lavorare in acetaia e produrre “oro nero”.
«Fin da quando ero ragazzino mi sono sempre interessato di aceto - ricorda Paltrinieri - ma, a quei tempi, era solo un hobby. Tuttavia, fin da giovanissimo ho respirato i profumi tipici dell’acetaia perché sia i miei nonni che mio padre curavano decine di botti d’aceto. Non a caso è dalla prima metà dell’Ottocento che viene trasmessa questa tradizione di famiglia, da una generazione alla successiva. Ad oggi sono più di mille i barili certificati: produciamo aceto balsamico tradizionale Dop, otto linee differenti di Igp e molteplici condimenti balsamici».
Come mai fare il salto nel vuoto e buttarsi in quest’avventura?
«Sono laureato in Ingegneria ed ero direttore di produzione in una ceramica - racconta il produttore d’aceto - dunque, ricoprivo un buon ruolo e anche economicamente avevo un notevole riscontro, ma non ero soddisfatto. Era un lavoro piuttosto stressante e ad un certo punto ho deciso di cambiare totalmente impiego, dedicandomi alla campagna: ne è valsa la pena. Oramai sono passati quindici anni da quel “colpo di testa”: i primi tempi viaggiavo molto, per far conoscere il mio prodotto all’estero; poi ho iniziato a cercare di far venire i clienti a trovarmi in azienda. Organizziamo visite guidate in acetaia per gruppi di stranieri, in diverse lingue. Negli ultimi anni ha avviato anche l’agriturismo».
È, infatti, dislocato tra i vigneti di lambrusco della Bassa modenese l’acetaia Paltrinieri e l’annesso agriturismo, nel quale è possibile gustare pietanze emiliane.
«Tutta la produzione d’aceto la seguo personalmente dall’inizio alla fine - spiega Paltrinieri - anche perché è dai miei vigneti che ricavo il mosto necessario a produrre aceto. Così, la materia prima viene lavorata al 100% in loco. Abbiamo macchinari di ultima generazione, ma la vendemmia e la potatura avvengono ancora manualmente, proprio come una volta».
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