Zocca, la furia dell’assassino contro Ugo
I fratelli uccisi. L’autopsia svela l’accanimento sull’ex suocero di Rainone: 32 colpi di roncola. La difesa incarica Radheshi
ZOCCA. L’assassino si è accanito contro Ugo Bertarini. È stato un accanimento mirato e feroce contro la sua gola e la sua testa: lo dimostrano i 32 colpi di roncola localizzati in quello spazio ristretto, coperto di ferite letali. Diversa la pur tragica sorte dell’altra vittima dell’omicidio di Lame di Zocca: Breno, fratello di Ugo, ha riportato una ventina di colpi di roncola ma sparsi in varie parti del volto e del tronco, segno che l’omicida non l’ha ucciso con la stessa furia. È questo il dato che sta emergendo in maniera chiara al termine dell’esame autoptico condotto dal professor Enrico Silingardi e dal suo staff all’Istituto di Medicina legale di Modena in presenza del consulente tecnico della difesa, il medico legale Fabrizio Zucchi.
Resta invece qualche riscontro da dare sull’orario dei due delitti, elemento chiave per le indagini e il futuro processo. Inevitabilmente, si collegherà alle dichiarazioni del sospettato: Angelo Rainone, ex genero di Ugo, attualmente in carcere. A complicare il fattore orario è stato il ritrovamento dei corpi, avvenuto il giorno dopo il delitto. È stato impossibile fissare subito un’ora con gli strumenti tradizionali (temperatura fegato).
In questa cornice di fatti, la difesa ha deciso di avviare le indagini difensive, ottenendo dal pm Lucia De Santis l’accesso a tutte le zone sotto sequestro: dalla stalla, la scena del crimine, alla casa di Rainone a Montalto di Montese e alla sua auto nella quale sono state trovate tracce di sangue. Per tutto ciò che riguarda la verifica sul campo e le indagini forensi, l’avvocato Francesca Lazzeri - difensore con Samantha Amodio - gioca un suo asso: il dottor Zucchi sarà affiancato dal dottor Erjon Radheshi, uno dei più conosciuti medici legali di Modena e Reggio, esperto nell’analisi di omicidi. I prossimi giorni la difesa svolgerà i sopralluoghi a Lame e nella casa di Rainone a Montese.
Tornado all’autopsia, da quanto sta emergendo la dinamica dei due omicidi indica un’evidente disparità di comportamento da parte dell’assassino. L’Istituto di via del Pozzo ha infatti rilevato su Ugo Bertarini, 73 anni, ben 32 colpi di roncola nello spazio ridotto tra testa, volto e collo. In dato rivela insomma una concentrazione della furia omicida che si manifesta nella ripetitività del gesto: l’assassino ha continuato a colpire probabilmente fino alla caduta e alla morte dell’anziano. A uccidere Ugo non è stato solo il dissanguamento, ma anche il continuo shock provocato dai singoli tagli. Se Ugo è stato trovato nella stalla tra la conigliera e la gabbia dei suoi amati cani da caccia, il fratello Breno, 70 anni, giaceva morto vicino alla porta.
L’autopsia ha stabilito che Breno è stato ucciso da molti meno colpi che lo hanno tagliato in varie parti del tronco e della testa. Cosa indichi questo diverso comportamento omicida, è da chiarire. Breno potrebbe essere stato ucciso quando è entrato accorgendosi del delitto appena commesso. Oppure l’assassino non aveva semplicemente un risentimento tale nei suoi confronti da accanirsi, come è accaduto a Ugo.
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