Goliardi a Modena, la tradizione dell'Università non si ferma
A Giurisprudenza mattinata di allegria. E Alberto Cavani lascia la carica di duca
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MODENA. «Il futuro della Goliardia a Modena può essere solo radioso». Le parole del “duca” Alberto Cavani hanno accompagnato la festa “Gaudeamus igitur” nel chiostro di Giurisprudenza. Un inno alla gioia in salsa universitaria, condito con irriverenza e autocritica, arguzia e arte retorica. I protagonisti indossavano costumi cuciti da loro o da predecessori.
Sono strutturati in una scala gerarchica ben definita: fanti, capi-schiera, scudieri, baroni, visconti, conti, marchesi e duchi. Un retaggio dell’Italia di un tempo come la celebrazione del “qui e ora” contenuta nell’espressione latina («gioiamo, dunque»).
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Lorenzo dei Medici ne ha fatto un’opera nella “Canzone di Bacco”, citata dagli studenti come motto internazionale degli universitari. L’università di Modena e Reggio è nata quasi tre secoli prima dell’opera e conteneva al suo interno il seme della Goliardia, espressione dei “chierici vaganti” del Medioevo. Alla tradizione risalgono le classi gerarchiche e gli abiti, ancora curati nei dettagli. Al collo i rappresentanti modenesi avevano una placca, ovvero una medaglia con l’aquila estense, lo stemma di Modena. Calici e bottiglie di vino sono altri simboli ricorrenti, nonché richiami allo stile di vita goliardico. La Goliardia è stata al centro sia del discorso del duca sia degli intermezzi pronunciati dagli uditori, giunti da altre città italiane. «Sono stati tre anni e mezzo bellissimi, di cui due da duca», ha riconosciuto Alberto, rimarcando i «legami con l’università e il Comune».
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Accanto a lui, il delegato del rettore Unimore Sergio Ferrari, il sindaco Gian Carlo Muzzarelli e una delegazione del gruppo modenese. Tra loro, seppur celato, il successore del duca. Già, perché Cretaceus Junior (il nome d’arte di Alberto) si solleverà a breve dalla guida del Ducatus Mutinensis. «I nostri giochi implicano che le città, per quanto amiche tra loro, siano anche avversarie - ha spiegato il duca uscente - e quindi cerchino in tutti i modi di rapirlo per chiedere un riscatto. Per la sua incolumità è quindi meglio che non si venga a sapere adesso chi è il successore. Vengono dalle altre città, festeggiano con noi, cercano di farci scherzi, di metterci alla prova. Vogliono anche scoprire se il mio successore sarà degno di portare avanti la tradizione. Anche questo fa parte del sale della Goliardia modenese». Guardando indietro, la giovane guida vede «un ducato prospero, bello e pieno di giovani. Il passato della Goliardia a Modena è stato difficile, però essa è stata sempre condotta molto bene dai miei predecessori».
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