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Parliamoci: Sì, qualcosa è successo e nulla sarà più come prima

di Enrico Grazioli
Parliamoci: Sì, qualcosa è successo e nulla sarà più come prima

Dunque la pietra scartata dagli elettori è evocata, invocata, corteggiata come testata d’angolo nella faticosa costruzione di un nuovo governo.

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Dunque la pietra scartata dagli elettori è evocata, invocata, corteggiata come testata d’angolo nella faticosa costruzione di un nuovo governo. La sciagurata, fino a una settimana fa definita idiota nella più gentile delle ipotesi e ora riscoperta utile da chi la offendeva, non si sa bene come risponderà alle profferte e ai tentativi di felpata persuasione nel breve e soprattutto medio periodo. Dal suo pronunciarsi dipenderà buona parte del suo futuro, posto che i suoi errori ne hanno compromesso il presente. Nella speranza, di metafora in metafora, che i Pd non si ritrovi nelle vesti dell’asino attribuito a Buridano: il quale, non sapendo quale scegliere tra due fasci di fieno equidistanti, finì col morire. In realtà, quell’asino serviva ai filosofi avversari per irridere lo stesso Buridano, convinto che la vera libertà consistesse anche nel non scegliere. O meglio: nella facoltà di sospendere l’assenso per riflettere e conformare meglio l’azione al fine della natura umana, operazione intellettuale che definisce la moralità. La responsabilità morale del Pd post renziano è quella di ricostruire la propria casa di valori condivisi, sintetizzabili in parole d’ordine semplici, affidarli a una progettualità credibile per mano e faccia di una leadership paziente e dotata di capacità d’ascolto, sì, ma efficace e anche spregiudicata, considerata la platea smarrita, suggestionabile e umorale a cui dovrà rivolgersi. Pluralità di idee da portare a sintesi, non di figurine a cui garantire una ribalta: le elezioni hanno insegnato anche questo. Il cantiere è stato aperto in modo fragoroso dal risultato elettorale e nessuno dei costruttori può chiamarsi fuori, fingere o sperare che nulla sia successo o ci sia ancora qualcosa da difendere nel pre esistente; così come nessuno può limitarsi ad addebitare responsabilità ad altri, cercando di schivare i colpi e i sensi di colpa e ripresentarsi vergine davanti ai cittadini. La bufera ha piegato anche gli alberi dalle radici più resistenti: se M5S e/o Lega sono oggi i primi partiti anche in Emilia Romagna, vuol dire che è successo qualcosa anche qui. Perché questa è la Regione che traina la ripresa italiana e ha indici di benessere che onestamente non giustificano sentimenti di rivolta; perché molte città e molti paesi da queste parti sono governati in modo più che decente, a volte anche eccellente: eppure questo non basta più a garantire il reddito di sussistenza elettorale. Probabilmente perché il partito, insieme alla fatica spesso oscura e incompresa dell’amministrare, è sembrato dedicare la maggior parte dei suoi sforzi proprio al mantenimento delle posizioni, al resistere degli assetti di potere locale a ogni intemperia o soffio di vento contrario. Chiudendosi, isolando, ignorando o tentando di omologare e normalizzare le risorse più fresche che al suo interno persistono e potrebbero rigenerarlo. A costo anche di prendersi qualche rischio, a partire da quello di scegliere: meglio prima, ora, che poi. Perché prima o poi la scorta di fieno ereditata dal passato finisce. E l’asino, cascato il 4 marzo, muore.

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