«Progetti ai raggi X per ridurre le stime»
Una specie di check-up dei progetti in corso per far luce sullo stato di avanzamento e valutare dove si può sforbiciare.Anche perché se è vero che dove ci sono diritti acquisiti non si può fare molto,...
Una specie di check-up dei progetti in corso per far luce sullo stato di avanzamento e valutare dove si può sforbiciare.
Anche perché se è vero che dove ci sono diritti acquisiti non si può fare molto, è anche vero che esistono diversi “livelli” di diritti a seconda dei casi. Ènata così la delibera del Comune che a metà febbraio ha portato a “congelare” alcuni progetti urbanistici, facendo preoccupare i costruttori, che giovedì scorso dalla sede di Confindustria hanno dato una sorta di aut aut, auspicando che l’amministrazione non faccia retromarcia su piani già approvati.
A fare chiarezza sulla situazione è Diego Lenzini, consigliere comunale e responsabile Trasformazione urbana del Partito democratico cittadino.
Lenzini, come è nata la delibera che tanto preoccupa i costruttori?
«La delibera sulla ricognizione e sospensione si incardina nella nuova legge regionale, ma è una nostra iniziativa, espressione di una precisa volontà politica: di fatto, facciamo un “check-up” di tutti i progetti che riguardano le zone F e G e valutiamo dove si possono ridurre le previsioni sulle nuove case».
Ma il “check-up” non riguarderà Vaciglio…
«No, perché su via Morane ci sono diritti già acquisiti: lo stato dell’arte è chiaro, ma in ogni caso rimandiamo a dopo martedì, quando ci sarà una commissione ad hoc dedicata al tema dei risarcimenti da pagare in caso di recesso, ogni valutazione su possibili cambiamenti. Intanto, però, è interessante sapere che le cifre indicate dagli attuatori, circa venti milioni, non siano dissimili da quelle che ci aspettavamo».
A proposito di attuatori, il consigliere delegato di Cmb Davoli ha fatto sapere che, se per i 125 alloggi del social housing si partirà a primavera, per la parte privata potrebbero volerci anche 20 anni, e magari ci si fermerà prima.
«Per noi al centro c’è l’interesse pubblico, e dunque al primo posto c’è il social housing, per noi indispensabile, mentre abbiamo rafforzato il progetto facendo partire l’intervento dalle urbanizzazioni e introducendo la grande novità del bosco, e anche questo partirà presto. Se poi, dopo il social housing, il mercato renderà non sostenibile le ulteriori costruzioni, vorrà dire che quello sarà l'interesse pubblico».
Al centro delle politiche abitative restano le case per le giovani famiglie?
«Il primo diritto che ci interessa tutelare è quello alla casa per i giovani, le persone che non possono permettersi la villetta, i modenesi che non vogliono essere costretti a lasciare la città. Anche perché negli ultimi 20 anni ci sono stati 20mila modenesi sotto i 35 anni che sono dovuti andare a vivere nei Comuni della Cintura perché non hanno trovato casa a Modena, o non l’hanno trovata a un prezzo accettabile. Questo esodo, però, ha delle conseguenze sul traffico, con le principali arterie perennemente congestionate, e sul sociale, perché così i Comuni dell’hinterland costruiscono asili e noi costruiamo case per anziani».
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