Violenza sulle donne Anche i musulmani sono in prima linea
Festa della mimosa nella moschea di via Portogallo «Discriminazioni? Figlie di credenze tribali, non per l’Islam»
“Le chiavi del Paradiso si trovano sotto i piedi delle madri dei musulmani”; “Il più virtuoso fra i musulmani è colui che tratta meglio la propria donna”. Citano passi della Tradizione islamica le ragazze della moschea di via Portogallo durante le celebrazioni di ieri per la festa della donna, iniziativa che quest'anno era incentrata sulla lotta alla violenza di genere.
Una commemorazione non scontata per il mondo islamico. Non tutti i paesi musulmani infatti riconoscono la ricorrenza e poche sono le moschee in Italia, circa 770 sparse nel territorio nazionale, a celebrarla. In Emilia sorgono oltre 120 moschee. A Modena e provincia ci sono 15 centri religiosi. In città, dove risiedono 9mila musulmani, se ne contano 4. Tra queste la Casa della Saggezza, della Misericordia e della Convivenza situata in via Portogallo, la seconda della città per dimensioni e di fedeli che in un venerdì di preghiera possono raggiungere le 700 presenze. Ed è da questa moschea, che si distingue da tutte le altre per un'instancabile attività di dialogo interreligioso e civico a tutti i livelli, che troviamo l'espressione dell'Islam modenese più progressista. Frequentata da famiglie e da giovani musulmani istruiti e inseriti, questo centro nasce nel 2007 da una scissione interna alla comunità dei fedeli di Allah. «In precedenza eravamo membri della moschea al Rahman, ma volevamo dare un indirizzo preciso quando abbiamo rilevato questo immobile, portare un nostro discorso basato sull'apertura all'intera cittadinanza, sulla militanza civica e sulla partecipazione», ricorda Adel Laamane, portavoce e vice-presidente del centro affiliato alla Psm (Partecipazione e Spiritualità Musulmana).
Adel rappresenta alla perfezione quei musulmani modenesi integrati nel tessuto sociale: è un giovane padre di famiglia di origini marocchine, residente da oltre 30 anni nel modenese e di professione fa il mediatore culturale. Il presidente è invece Mohamed Rizki, operaio metalmeccanico e sindacalista della Fiom. «Celebriamo tutte le feste laiche e nazionali italiane: dal 25 aprile al 2 giugno, così come la festa dei lavoratori del 1 maggio e, da 5 anni anche la festa della donna. Per noi è un'occasione per ribadire il messaggio di uguaglianza di genere nell'Islam e per schierarci contro la violenza sulle donne, senza ambiguità», dice Rizki.
La giornata, a cui hanno presenziato numerosi esponenti della vita politica, religiosa e civile, si è aperta nella mattinata di sabato. Ad accogliere gli invitati, le ragazze della moschea in festa, abbellita per l'occasione dalle immancabili mimose. Hanno preso la parola il sindaco Giancarlo Muzzarelli, il consigliere comunale Walter Stella, il presidente della circoscrizione 2 Carmelo Bilardo, Alves Monari dell’Anpi, la segretaria provinciale di Rc Judith Pinnock e il segretario Fiom Modena Cesare Pizzolla. Il palco era però di Mrhir Nawal, socia della Casa della Saggezza e di Gabriella Alboresi, presidente dell’Associazione contro la violenza sulle donne, relatrici del convegno. La prima ha ricordato il rispetto e la considerazione dell’Islam nei confronti delle donne, la seconda, dati alla mano, ha sottolineato che il problema della violenza è trasversale ed è scorretto e inaccettabile accusare una fede religiosa o una etnia in particolare: «Delle 350 donne che abbiamo seguito la stragrande maggioranza sono italiane».
A confermare il dato c’erano le ragazze musulmane: «Il maschilismo non ha colore etnico né religioso», ha affermato Omayma Rizki, 20 anni, studentessa in Ingegneria gestionale a Unimore. Le fa eco Hind Dalouzi, una giovane di origini marocchine: «Non possiamo negare che in alcune realtà musulmane la donna sia ancora discriminata ma questo avviene per costumi e credenze tribali specifiche che poco hanno a che fare con la religione. In Marocco celebriamo la ricorrenza, nel mio paese di origine le donne non solo guidano la macchina ma gli autobus pubblici, i treni e gli aerei».
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