«Pedone ucciso in via Cervino: giustizia non è stata fatta»
L’Associazione familiari e vittime della strada, presieduta da Franco Piacentini, interviene sulla sentenza riguardante il processo per la morte di Davide Vignali, il giovane ucciso da una...
L’Associazione familiari e vittime della strada, presieduta da Franco Piacentini, interviene sulla sentenza riguardante il processo per la morte di Davide Vignali, il giovane ucciso da una automobilista in via Cervino.
Una sentenza che, afferma Piacentini, oltre a ferire ulteriormente la famiglia, suscita molte perplessità. L’analisi di Piacentini prende in considerazione anche il fatto che la famiglia fosse stata risarcita. «L'assicurazione non è un ente di beneficenza. Ora, il fatto che sia stato proposto un risarcimento ai familiari dopo soli 4 mesi dall'incidente e liquidato poco dopo, dovrebbe far capire a tutti che, anche solo valutate le sommarie informazioni scaturite dal rapporto degli accertatori, l'assicurazione stessa era convinta di una non trascurabile responsabilità in capo all'indagata». «In questo modo l'assicurazione si è preoccupata non solo di riparare il danno ai familiari prima dell’inizio del processo ma soprattutto di evitare di esser chiamata in giudizio e scongiurare inoltre una partecipazione attiva dei familiari del Vignali nel procedimento, il tutto a vantaggio dell'imputata. Crediamo sia comprensibile che la famiglia abbia cercato di non essere stritolata in una lunga causa civile con strazianti trattative sul “capitale umano”, pensando che la giustizia potesse fare il suo corso, indipendentemente dal risarcimento».
L’ipotesi di omicidio colposo: «Si basava sul presupposto che la velocità percorsa dall’auto, fosse superiore al limite imposto, ipotesi accertata dalle perizie. Il limite di velocità è stato oggetto di discussione e la difesa aveva sostenuto che l’obbligo dei 30 km/h ci fosse, ma solo sul dosso. Ecco, secondo noi, questa è una castroneria colossale in quanto il codice prescrive che un cartello ha valore fino a che non viene revocato o fino a che non si incontra una intersezione e in quel tratto, secondo il codice, non vi sono intersezioni quindi, seppure la zona sia una zona urbana con limite 50 km/h, in quel tratto il limite è 30 km/h. Questo è quello che il Codice insegna ed impone e visto che un cartello non è quasi mai rispettato, l'Ufficio Traffico, per ribadire la volontà di moderare la velocità in quel tratto e conseguire risultato, non a caso fece installare anche due dossi rallentatori. Tra i due dossi poi ci sono le strisce pedonali. Una testimone stava per attraversare su quelle medesime strisce con il suo cane quel giorno di giugno, ma ha dovuto attendere perché l'auto dell'investitrice che stava sopraggiungendo non accennava a fermarsi per farla attraversare come il codice imporrebbe. Forse non l'aveva vista? Forse era distratta? Il fatto è che pochi metri dopo investiva Davide uccidendolo. L'importante però è escludere ogni e qualsiasi responsabilità in capo all'automobilista nel verificarsi del luttuoso evento».
E le cuffiette? «Poco si è parlato degli auricolari, praticamente è stato dato per assodato, ma è anche vero che nessuno ha mai dimostrato o dichiarato che le stesse, almeno una, fossero indossate, come nessuno ha mai dimostrato che l'apparecchio fosse acceso al momento del rinvenimento. Ora noi ci chiediamo come possa un' ipotesi diventare un nesso causale sollevando così l'automobilista dalle proprie responsabilità e da qualsiasi colpa».
«Pur non potendo escludere nulla, considerando lo spazio tra un cassonetto e l'altro e considerando che sono ancora lì, come al momento dei fatti (15 giugno 2011), ognuno di voi, per amore di verità, può verificare di persona in via Cervino a Modena e convincersi con i propri occhi che è impossibile passare di corsa fra tali cassonetti»
Piacentini conclude: «L'Associazione è incredula per la banalità delle tesi sostenute con voli pindarici e mai verificate. Cari pedoni, e siamo tutti pedoni, sappiate che si può tranquillamente evitare di concedere la precedenza a chi si appresta ad attraversare sul pedonale ed infine travolgere e uccidere un uomo al centro della strada, senza toccare il freno, superando i limiti di velocità e uscirne impuniti, indenni. È successo a Davide, a cui giustizia non ci sembra essere stata resa».
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