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Modena, Paola Poluzzi: "Alleno l’energia perché ognuno dia il meglio di sè"

di Arianna De Micheli
Modena, Paola Poluzzi: "Alleno l’energia perché ognuno dia il meglio di sè"

Da manager in grosse aziende a counselor seguendo la scuola del Body Mind Dialogue

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MODENA. C’era una volta Paola. Modenese, quarant’anni, un posto fisso di alto profilo in un’azienda in provincia di Reggio Emilia. «Una posizione senza dubbio invidiabile, anche in termini remunerativi. Nel tempo mi sono guadagnata la stima e la fiducia tanto dei colleghi quanto dei superiori e delle nuove leve per cui rappresentavo un punto di riferimento. Ma, raggiunta la vetta, ho avuto la sgradevole sensazione che non vi fosse più molto da imparare. Non riuscivo ad andare oltre, a vedere ulteriori margini di crescita».

L’inquietudine si fa insostenibile. E il posto d’oro si trasforma in una prigione da cui evadere a gambe levate. «Chiesi un part-time. In cuor mio speravo nell’opposizione dei vertici aziendali». Mai speranza fu meno vana. Ed ecco che, una volta respinta, la richiesta di un orario di lavoro ridotto funge da volano ad una svolta senza rimpianti.

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Oggi Paola, i cui gesti, al pari del sorriso, evocano un sentire armonico, è Paola Poluzzi in ogni sua sfumatura. Dopo diversi giri di boa, a fronte di un cambiamento con la ci maiuscola che ha rivoluzionato il suo quotidiano, la nostra interlocutrice ha deciso di continuare a crescere. E non solo perché gli anni passano - dalla svolta ne è trascorsa di acqua sotto i ponti - ma soprattutto perché la consapevolezza di sé e degli altri necessita di costante nutrimento. Paola è una counselor. A detta di Rollo May, uno dei padri fondatori del counseling, il counselor ha il compito di “favorire lo sviluppo delle potenzialità del cliente aiutandolo a superare eventuali problemi di personalità che gli impediscono di esprimersi al meglio nel mondo esterno”. La vera trasformazione spetta però al cliente stesso. Il counselor veste dunque i panni di una guida empatica e competente capace di indicare i sentieri che conducono verso la libertà. La libertà di rivelarsi a sé stessi e agli altri.

«È un allenatore energetico» puntualizza la nostra ospite. Per poi aggiungere: «Determinata a dare un nuovo significato alla mia vita iniziai un percorso di conoscenza interiore basato sul “dialogo delle voci”. Il mio incontro con il Voice Dialogue risale al 1999. Andai alla Fiera della Salute di Bazzano e decisi di seguire una conferenza sul tema. Fu una sorta di illuminazione. Conquistata da questa tecnica mi iscrissi alla scuola di formazione di Franca Errani cui si deve la diffusione in Italia del Dialogo delle Voci nonché l’approccio psico-corporeo battezzato Body Mind Dialogue. Dopo aver completato un percorso di studio lungo due anni volli ripetere l’esperienza in veste di assistente. Nel 2006 ho ottenuto l’attestato di counselor. Dopo aver ricoperto il ruolo di docente all'isitituto InnerTeam, scuola di counselling fondata dalla dottoressa Errani, oggi sono socia fondatrice di WinnerTeam, scuola che di InnerTeam ha raccolto il testimone (www.winnerteam.it)».

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Quale fine si propone di raggiungere un professionista che utilizza la tecnica del Voice Dialogue?

«È fondamentale che il cliente - cliente, non paziente… noi non siamo né psicologi, né psichiatri - si riappropri dell’energia dei sé vulnerabili e degli aspetti peculiari al bambino interiore. Vi vedo perplessi. Provo ad essere più chiara. Ognuno di noi è un cocktail di diversi aspetti, di numerosi voci non necessariamente coordinate. Immaginatevi un’orchestra: alcuni suoni sono vividi, predominanti. Altri restano sopiti. Dobbiamo imparare a rispettare ogni nostra sfaccettatura. È infatti importante conoscere quale parte mandiamo in campo. Un counselor punta al potenziamento della persona nella sua interezza. Ovvero: mi conosco meglio per poter utilizzare ogni mia singola risorsa. Non stiamo parlando di psicoterapia. La nostra professione non comporta una ristrutturazione della personalità. Consiste piuttosto nel fornire un sostegno a chi ne sente il bisogno. E questo è possibile grazie alla maieutica. Se dessi consigli ai miei clienti, donne perlopiù, rischierei di creare una forma di dipendenza. Il counselor non aggiunge nulla di nuovo. Si limita a far emergere risorse già presenti eppure trascurate. Esistono diversi modi di esercitare il counseling, dipende dall’indirizzo di base. La tecnica del Voice Dialogue punta ad un coinvolgimento energetico molto intenso. Rappresenta un vero e proprio allenamento all’energia. Il percorso è tutto fuorché semplice, significa rimettersi in gioco ogni giorno. E questo vale tanto per il cliente quanto per il counselor».

Un cuore morbido e indomabile custodito in uno scrigno di acciaio. Così ci appare Paola. La sua tenacia travalica i confini. Anche nei momenti privati, quando cammina da sola.

«Come ricarico le batterie? Sono una discreta viaggiatrice e nel 2013 ho scoperto il cammino di Santiago, itinerario di circa ottocento chilometri - dipende dal sentiero scelto - che, attraverso la Francia e la Spagna, porta al santuario di Santiago di Compostela, meta di pellegrinaggio sin dal Medioevo. La Legenda Aurea racconta che qui vi sia sepolto l’apostolo Giacomo il Maggiore. Il primo anno ho coperto a piedi cinquecento chilometri. Nel 2015 quasi settecento e l’ultima volta, in quaranta giorni ho completato l’intero tragitto raggiungendo Finisterre. Sì, sempre in solitaria. Anche se poi, durante il cammino, è facile conoscere numerose persone. Ciascuno porta alla stregua di bagaglio le proprie motivazioni. C’è chi punta al risultato dal punto di vista dell’allenamento, chi ha bisogno di ritrovarsi, chi prende il tutto con la leggerezza di una vacanza diversa dal solito. Per quanto mi riguarda è un’esperienza che, seppur molto fisica, si traduce in un balsamo per l’anima. Passo dopo passo, lentamente, la mia mente si svuota. Lì esistono solo i bisogni primari: dove dormo? Dove trovo un bagno? Come posso evitare che i miei piedi si riempiano di vesciche? Vivo ogni chilometro come un cammino nella gratitudine».
 

COUNSELING. NEL SEGNO DELL'EMPATIA

Un’attività nata negli Usa e arrivata in Italia negli anni ‘90

Il sostantivo counseling deriva dal verbo inglese to counsel a sua volta “figlio” del verbo latino consulo-ere, ossia confortare, consolare, venire in aiuto. Nella realtà dei fatti si traduce in un agire professionale che si propone di far emergere e sviluppare le potenzialità del cliente anche in termini di capacità di scelta e di relazioni interpersonali. Nei primi anni del 900 alcuni operatori sociali statunitensi utilizzarono il termine counseling per indicare l’attività di orientamento pensata ad hoc per i reduci di guerra che dovevano essere ricollocati dal punto di vista professionale. In Italia la parola counselor vede il proprio debutto nel corso degli anni Novanta perlopiù nell’ambito dei corsi di formazione organizzati dalle scuole di psicoterapia. Il counseling non è però equivalente all’analisi psicoterapica. A differenza di un paziente seguito da uno psicoterapeuta il cliente che si affida ad un counselor - il cui settore di intervento esclude la psicopatologia - non necessita di cure ma si avvale delle competenze della propria “guida” per portare alla luce capacità che già possiede ma di cui non ha chiara consapevolezza. Grazie ad una legge del 2002 l’Austria è stato il primo paese europeo a riconoscere la professione di counselor in modo ufficiale. Il Voice Dialogue, tecnica su cui Paola Poluzzi ha costruito la propria attività, è un metodo di evoluzione della coscienza ideato da due psicoterapeuti americani, Hal e Sidra Stone. Trae linfa vitale dalla teoria della Psicologia dei Sé. Una teoria che, frutto di esperienza clinica, vede la personalità come un insieme di sub personalità, parti o schemi di energia.

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