Respinto il ricorso Baraldi La storica azienda è fallita
San Prospero. La Corte di appello conferma la sentenza del Tribunale di Modena I Fratelli annunciano reclamo a Cassazione e UE, ma c’è da salvare la nuova ditta
SAN PROSPERO. La Corte di Appello di Bologna ha respinto il reclamo della Fratelli Baraldi, contro la sentenza di fallimento pronunciata dal Tribunale di Modena alla fine dello scorso anno.
Avverso la decisione della Corte di Appello i titolari della fallita società di Staggia, che si appoggia allo studio legale dell’avvocato Mariarosaria Cicatiello di Napoli, hanno già anticipato un nuovo ricorso per Cassazione, l’ultimo stadio dell’iter processuale previsto dalla legge.
«Ci sarà anche un reclamo in sede di Unione Europea», anticipano a San Prospero, dimostrando determinazione e convinzione nel voler restituire all’azienda il prestigio del passato.
Si vedrà. Intanto la Corte di Appello fissa un nuovo punto fermo, orientando anche nel merito la sua valutazione. Il ricorso dei Baraldi mirava infatti a contestare l’operato e il ruolo dell’attuale curatore fallimentare, all’epoca collaboratore del giudice nella seconda proposta di concordato che non venne accettata, dopo la bocciatura da parte dei creditori (una Banca, l’agenzia delle Entrate e l’Inps). Parimenti, era stata contestata la decisione del Pubblico Ministero del Tribunale di Modena di chiedere il fallimento, giudicandola priva di presupposti. Al punto che lo stesso pubblico ministero si era costituito all’udienza di Bologna, chiedendo il rigetto del reclamo.
Nella sentenza pubblicata ieri, a firma del presidente Aponte e dell’estensore Varotti, la Corte respinge in sequenza le sei motivazioni procedurali e di merito che erano state sollevate. Argomentando ad esempio che le norme prevedono altro rispetto alle lamentele, o che le stesse lamentele non fossero state adeguatamente spiegate.
Ad inizio febbraio, quando la Corte di Bologna aveva convocato le parti per l’udienza di discussione del reclamo, si ricorderà che una cinquantina tra ex dipendenti, artigiani e collaboratori della ex Baraldi avevano pacificamente protestato davanti al palazzo di giustizia. Segnalando tra l’altro il dispiacere che tante famiglie, a cominciare da quelle dei fratelli Baraldi che hanno fondato l’azienda oggi fallita, potessero perdere i sacrifici di una vita. E accusando ancora una volta gli apparati dello Stato di avere messo in difficoltà il colosso edilizio escludendolo a suo tempo dalla White List, salvo poi riammetterlo tardivamente, dopo un sofferto cambio dirigenziale.
La questione oggi sul tappeto è anche il futuro di mezzi e uomini che operavano per la Baraldi. Parliamo di poco più di sessanta persone. Gli organi fallimentari hanno infatti rimesso a punto e autorizzato l’affitto di azienda alla Global che ha anche riassunto il personale, ma i pregressi debiti (si parla di una settantina di milioni di euro), l’incertezza che si è determinata e i contenziosi di questi giorni richiederanno grandi sforzi, a fronte di un mercato sempre più impegnativo.
E richiederanno una pubblica amministrazione che, soprattutto nei pagamenti delle opere del post sisma, faccia fino in fondo la sua parte. Almeno per evitare i sospetti più volte esternati a San Prospero, circa l’esistenza di un disegno oscuro teso ad affossare la storica e non allineata azienda edilizia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
