Modena, in via Paolo Ferrari una “Cucina” per sentirsi a casa
Qualità e semplicità per il locale di Stefano Gualdi prima solo gastronomia e dal 2011 pure ristorante
MODENA. Un po' enogastronomia e un po' ristorante, con la cucina a vista. Il risultato di questo mix? Un’atmosfera raffinata e accogliente. «I nostri clienti dicono che si sentono come a casa», sottolinea Stefano Gualdi, titolare del ristorante “la Cucina”.
«La nostra clientela è particolarmente affezionata, non esagero a dire che, col passare del tempo, si è formata una famiglia, sebbene non siano tante le persone che ci conoscono». Con queste parole ci viene presentato il locale di via Paolo Ferrari. A due passi dal centro, nelle vicinanze del Museo Ferrari, si trova il ristorante i cui trenta coperti sono suddivisi tra i tavoli in sala e quelli in veranda, che si affacciano sul giardino interno.
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All’ingresso i clienti possono sbizzarrirsi con la vasta scelta di piatti pronti esposti a banco. «Quando abbiamo aperto nel 2009 - racconta Gualdi - eravamo solo una gastronomia d’asporto. Poi, nel 2011 è stato avviato anche il ristorante. Tuttavia, l’impronta iniziale è rimasta: infatti, è possibile scegliere le pietanze dal bancone, che si possono gustare direttamente a ristorante o d’asporto»
. Agli esordi Gualdi era affiancato da altri soci, mentre ora è l’unico a tenere le redini del locale. Al suo fianco però c’è uno staff giovane, energico e competente, composto da quattro persone. Stella e Francesca si occupano della sala, mentre Nicolò e Abdlkrim, per i colleghi semplicemente Kabir, sono in cucina.
Come sono i piatti che proponete?
«Particolari, come particolare è il locale e l’arredamento. Ci sono alcune pietanze tipiche della tradizione modenese: i tortellini, ad esempio, non mancano mai. Così come inamovibili dal menù sono le frittelle di baccalà, che è uno dei piatti che ci dà maggior soddisfazione perché sono sempre molto apprezzate.I prodotti che utilizziamo sono freschi, la materia prima è di buona qualità e le pietanze vengono lavorate in maniera casalinga. Oltre alla cucina locale abbiamo diversi piatti che cambiano a seconda della stagione, che definirei divertenti e creativi, ma pur sempre realizzati in un’ottica di grande semplicità così da rendere i gusti decisi, evidenti».
Qualche esempio?
«Abbiamo la tempura di gamberi su verdure croccanti e salsa piccante e le cosce di quaglia avvolte con pancetta e pera al lambrusco, sempre per richiamare la tradizione».
E a banco cosa si trova?
«Ci sono verdure miste, cotte al vapore o alla griglia, primi piatti come le lasagne e diverse torte salate, che a pranzo vanno per la maggiore; mentre alla sera il menù alla carta è il prediletto. Un’altra caratteristica che ci contraddistingue è la pasta fresca, fatta a mano da noi. Infatti, proprio per questo motivo, quando non riusciamo a preparare qualcosa lo togliamo dal menù, non lo andiamo a comprare da altri: anche per questo la nostra cucina è onesta nei confronti dei clienti».
Ma, una curiosità. Il nome “la Cucina” deriva dalla presenza di una cucina, in sala, tra i tavoli e i quadri di Giuliano Della Casa?
«No, il nome è sempre stato questo, ma inizialmente una parte del locale era adibito a gastronomia, mentre nell’altro lato c’era un’esposizione di mobili. Col passare del tempo l’area adibita all’esposizione di mobili ha lasciato spazio al ristorante, ma una cucina è rimasta. A toglierla mi sembrava di snaturare l’arredamento e l’aspetto caratteristico del ristorante».
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