Gazzetta di Modena

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«L’emergenza del 2018 è la famiglia»

di Davide Berti
«L’emergenza del 2018 è la famiglia»

L’assessore regionale al welfare Gualmini: «Ci sono 21mila famiglie con un solo genitore e più figli: serve un sostegno»

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Parola d’ordine: famiglia. È la priorità della Regione per il 2018, tutte le manovre di welfare ruoteranno attorno ai nuclei, piccoli e grandi, e non solo quelli a ridosso della soglia di povertà. Parola dell’assessore Elisabetta Gualmini, anche vicepresidente dell’Emilia Romagna, che spiega con i numeri le proporzioni di una situazione tutt’altro che rosea: «In provincia di Modena ci sono ventunomila mamme sole con figli e quattromila papà soli con figli minori, nuclei monogenitoriali che hanno bisogno di un aiuto straordinario». Una fotografia preoccupante quella emersa durante l’incontro che il Centro di Ricerche e Indagini Socio Economiche dell’Università di Modena ha proposto ieri pomeriggio all’interno del tradizionale ciclo di seminari tra economia, politica e diritto grazie alla progettazione del professor Graziano Pini.

A partire da un excursus sulle politiche sociali italiane e regionali dagli anni ’70, Elisabetta Gualmini ha condotto i presenti - gremita la sala convegni del complesso universitario San Geminiano - alla lettura delle politiche di welfare della Regione Emilia Romagna, sviluppate in tempi di crisi economica, come risposta alle esigenze più stringenti per i cittadini: dalle misure sulla povertà, alla riforma dei servizi per la fascia scolastica 0-6, passando per le modifiche delle politiche residenziali pubbliche, alle azioni a favore degli adolescenti e delle misure relative alle sfide poste dai flussi migratori.

In tutto questo, però, la famiglia ha un ruolo centrale: «Dobbiamo cambiare laddove i bisogni della società sono cambiati, ed è per questo che in Regione siamo partiti da un’analisi sulle disuguaglianze e la povertà. E il quadro che ne è emerso è piuttosto chiaro: c’è il caso delle famiglie monogenitoriali - come spiegato in apertura con le cifre modenesi - che in Emilia Romagna toccano quota 80mila. Il 33 per cento delle famiglie, poi, è composto da una sola persona e nella maggioranza di questi casi si tratta di un uomo o di una donna al di sopra dei 65 anni. Abbiamo in regione 1700 ultracentenari, un dato incredibile che dimostra come la sanità e il welfare funzionino bene, ma che evidenzia anche come la tendenza sia quella di avere una società sempre più vecchia. Le strutture famigliari si sono modificate al punto che le nostre risposte hanno dovuto subire drastiche variazioni in termini di modo e numeri. Oggi insistere solo sulla soglia di povertà non è più una risposta completa. Oggi serve una risposta più allargata fino al ceto medio. Non è un caso che l’ultima manovra sui contributi per i centri estivi sia rivolta anche a famiglie con un Isee fino a 28mila euro, ben al di sopra della soglia minima di 3mila euro sulla quale ci sono gli interventi emergenziali. Oggi chi ha bisogno è un numero sempre più alto di persone, basti pensare a quanto si debba investire oggi sulle fasce adolescenziali per contrastare fenomeni come il bullismo. Dobbiamo arrivare a quella che chiamiamo protezione sociale».

Gualmini ha chiamato tutto con uno slogan, “pacchetto famiglia”: «Un welfare dinamico, puntuale e temporaneo, che non può sostenere sempre ma mira a al bisogno per ripristinare quei livelli di autonomia di cui le famiglie hanno bisogno». Da qui la stoccata al reddito di cittadinanza del Movimento Cinquestelle: «Primo non sono d’accordo con un contributo a pioggia a tutti, poi mi chiedo come questo possa essere sostenibile. Ho davvero tanti dubbi, troppi...».

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