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Zocca, Maurizio Cheli pronto per la scalata all’Everest

Zocca, Maurizio Cheli  pronto per la scalata all’Everest

L’astronauta tenterà l’assalto alla montagna più alta del mondo a maggio «L’ho fotografata dallo Space Shuttle nel 1996 e mi ero ripromesso di salirci»

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ZOCCA. L’imponenza dell’Everest (8848 metri) l’aveva ammirata e fotografata nel 1996 quando a bordo dello Space Shuttle Columbia va nello spazio.

E il fascino della catena dell’Himalaya, al confine tra Tibet e Nepal, gli era rimasta dentro. Ora Maurizio Cheli tenterà la scalata alla montagna più alta del mondo per aggiungere un nuovo traguardo alla sua immensa carriera. E se tutto andrà bene potrà anche festeggiare i suoi 59 anni - li compie il 4 maggio - al campo base (situato a 5300 metri) in attesa di dare l’assalto alla vetta.

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«Era il 1996, quando sorvolando il pianeta a bordo dello Space Shuttle Columbia fotografai l’Everest - racconta sulla pagina facebook creata per pubblicizzare la spedizione - Da allora ho sempre desiderato raggiungere quella vetta. Guardare quel pezzo di mondo dalla prospettiva inversa rispetto a quella che mi vedeva in quel momento con la mia macchina fotografica a pochi centimetri dal vuoto dello spazio.

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Ora posso finalmente farlo. Questa montagna ha sempre esercitato un fascino unico sugli alpinisti e non solo: chiunque almeno una volta nella vita ha sognato anche solo per un istante di poter toccare la sua vetta. Scalare l’Everest è un’impresa alpinistica di grande rilievo e importanza, nonostante il numero non esiguo di persone che ad oggi hanno raggiunto “Il tetto del mondo”. Partecipare ad una spedizione su questa montagna rimane però sempre un’avventura unica e non per tutti. Per affrontare la salita bisogna avere una grande esperienza alpinistica e una preparazione fisica eccellente. A tutto questo va abbinata molta umiltà e un grande rispetto per la montagna e per le sue popolazioni».

Per prepararsi all’Everest, Cheli ha chiesto l’aiuto di Marco Camandona, guida alpina che ha già scalato in carriera numerosi Ottomila. E per allenarsi si è cimentato con i 4mila italiani per raggiungere - in dicembre - i 6.962 metri dell’Aconcagua, nelle Ande Argentine.

Il piano operativo prevede che la spedizione raggiunga Kathmandu tra il 9 e il 10 di aprile e da lì parta l’ascesa. «Ci sarà quindi il trasferimento al Campo Base con un trekking di circa 10 giorni - aggiunge l’astronauta alpinista - Nelle settimane seguenti si procederà alla acclimatazione con escursioni ai campi più alti: Campo 1 a 6400 metri, Campo 2 a 6900 metri e Campo 3 a 7400 metri) in attesa della finestra meteo che normalmente si apre tra la seconda e la terza settimana di maggio. Appena le condizioni lo consentiranno si inizierà l’ascensione finale agli 8848 della cima. Il rientro è previsto per la prima settimana di giugno».


 

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