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Truffe della ricostruzione, nove denunce

Truffe della ricostruzione, nove denunce

La Finanza scopre aziende agricole e alimentari che hanno ottenuto soldi illegittimi: si punta a recuperare oltre due milioni

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Mentre la ricostruzione post sisma delle attività produttive - sottoposte al sistema Sfinge - sta per raggiungere i due miliardi di euro di contributi destinati, il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza smaschera quattro truffe tra Mirandola, Carpi e Modena. Soldi incassati indebitamente per un valore complessivo di oltre due milioni e che hanno portato alla denuncia per truffa di nove persone tra imprenditori e tecnici compiacenti. Si tratta di accertamenti, già anticipati dalla Gazzetta qualche mese fa, non collegati tra loro - la Procura ha scelto di non diffondere le identità delle persone coinvolte - e che riguardano due strutture agricole e altrettante attività produttive.

Sul mondo agricolo da tempo si discute soprattutto nella ricostruzione dei fienili. Ebbene i finanzieri hanno scoperto come un imprenditore avesse ottenuto indebitamente oltre 500mila euro per la ricostruzione di due strutture. Aveva dichiarato che i fabbricati sarebbero serviti alla ripresa dell’attività produttiva quando, in realtà, erano chiaramente in disuso, senza rendita catastale e utenze già da diversi anni. Per la frode sono finiti nei guai i due tecnici progettisti della perizia asseverata.

Nel secondo caso, è stato rintracciato un beneficiario di oltre un milione di euro per la demolizione e ricostruzione di altri fabbricati rurali. Il sistema è stato più ingegnoso: è stato stipulato un contratto di affitto con un secondo imprenditore, il quale ha realizzato - abusivamente - alcune opere edilizie per installare macchine per la lavorazione della maglieria. Quel contratto ha permesso al proprietario di certificare come gli stabili fossero occupati e richiedere, tramite la dichiarazione su sistema Mude, oltre 240mila euro. È scattata la denuncia per truffa e falso anche nei confronti del tecnico che aveva periziato l’anomala situazione.

Ma dalle verifiche delle Fiamme Gialle non sono rimasti esenti neppure le attività produttive. Emblematico è il caso di un’azienda, che aveva presentato una domanda di contributo per danni alle scorte e la delocalizzazione temporanea, ottenendo un contributo di oltre 320mila euro. Nel sistema però era stato omesso come quelle scorte fossero parzialmente coperte da assicurazione privata, il cui rimborso va decurtato dal saldo finale. L’azienda ha quindi incassato più del dovuto e in più sono state verificate irregolarità nella determinazione della quantità e del valore delle merci andate distrutte. La Procura ha quindi ottenuto dal gip del tribunale di Modena il sequestro preventivo del contributo illecitamente percepito.

E infine: un’azienda alimentare era riuscita a ottenere un contributo 560mila euro per “danni ai beni strumentali”, senza precisare che erano in disuso da diversi anni e quindi non inseriti nel ciclo produttivo. Anche in questo caso si è configurata l’ipotesi di responsabilità amministrativa della società e penale del suo rappresentante. La struttura commissariale ha subito sospeso l’erogazione del contributo inizialmente concesso.

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